Turisti italiani bloccati nello Sri Lanka dopo l’attacco all’Iran: chi cerca un jet privato e chi finalmente torna a casa
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Redazione Interno
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La crisi in Medio Oriente, con l’escalation militare che ha visto gli Stati Uniti colpire obiettivi in Iran e, in un episodio di particolare gravità, una nave da guerra iraniana nelle acque dell’Oceano Indiano al largo dello Sri Lanka, ha innescato un effetto domino che si è abbattuto sulle rotte aeree internazionali. Molti voli che collegano il subcontinente indiano e il Sud-est asiatico all’Europa, e che tradizionalmente effettuano scali negli hub del Golfo Persico come Dubai o Doha, sono stati cancellati o sospesi a causa della chiusura di alcuni spazi aerei e dei rischi connessi al sorvolo di determinate aree. In questo scenario di incertezza e di blocchi improvvisi, decine di cittadini italiani sono rimasti intrappolati nello Sri Lanka, un'isola che si è ritrovata geograficamente vicina a un nuovo fronte di tensione, senza la possibilità di fare ritorno a casa come programmato.
La disperata ricerca di una soluzione da parte dei fiorentini
Tra questi viaggiatori bloccati spicca la situazione di un gruppo di tredici fiorentini, i quali, di fronte all'inefficacia dei normali canali e all'improvvisa rarefazione delle opzioni di volo commerciali, hanno deciso di rivolgersi direttamente alla prefettura del loro capoluogo toscano. In una lettera inviata negli scorsi giorni, questi turisti hanno chiesto un intervento concreto per facilitare il rimpatrio, descrivendo un quadro in cui le alternative sono quanto mai complesse e onerose. Tra loro ci sono anche volti noti al pubblico fiorentino, come la giovane imprenditrice Clio Semplici e il marito Michele Vitaliano, partiti per quella che doveva essere una vacanza e ora alle prese con l'incubo di non sapere quando e come potranno riabbracciare i propri cari. Alcuni di questi turisti, come emerso dalle loro stesse dichiarazioni riportate dalla stampa locale, stanno vagliando opzioni estreme e costose, arrivando a ipotizzare persino l'organizzazione di un volo con un jet privato pur di uscire dall'impasse, consapevoli che i vettori commerciali tradizionali non offrono al momento soluzioni certe e che i pochi posti disponibili vengono letteralmente presi d'assalto.
Il gruppo del conservatorio Corelli di Messina ce l'ha fatta
Un epilogo diverso, e decisamente più positivo, è invece quello che riguarda i sette tra docenti e allievi del conservatorio Corelli di Messina. Il gruppo, composto da quattro professori e tre studenti, si trovava a Colombo, la capitale dello Sri Lanka, per un concerto legato a un progetto che coinvolgeva anche conservatori siciliani e sardi, quando la notizia dell'attacco e le conseguenti ripercussioni sul traffico aereo hanno di fatto cancellato il loro volo di rientro, che prevedeva uno scalo a Dubai. Per loro, dopo giorni di apprensione e di estenuanti contatti con la compagnia aerea e le autorità, è finalmente arrivata la notizia della soluzione. Il direttore d'orchestra Michele Amoroso, uno dei docenti bloccati, ha annunciato con un messaggio carico di sollievo che il gruppo è riuscito a trovare una via di fuga: un volo che, compiendo un itinerario alternativo con un passaggio sulla Cina, li riporterà in Italia con atterraggio previsto a Milano per lunedì sera. Come ha tenuto a sottolineare lo stesso maestro Amoroso, la risoluzione del problema è stata possibile grazie all'intervento diretto e tempestivo dell'istituzione musicale messinese, che si è attivata in prima persona per trovare una rotta praticabile e garantire il ritorno dei suoi rappresentanti.
Il contesto di una crisi che si allarga all'Oceano Indiano
A monte di questi disagi, che hanno trasformato una località turistica apparentemente lontana dai teatri bellici come lo Sri Lanka in una trappola dorata per centinaia di occidentali, c'è un'escalation militare dai contorni sempre più ampi. L'episodio scatenante per quanto riguarda la regione intorno all'isola è stato l'affondamento di una fregata iraniana, la IRIS Dena, avvenuto proprio nelle sue vicinanze a seguito di un attacco con siluro da parte di un sottomarino della marina statunitense. Un'azione che non si vedeva dalla Seconda guerra mondiale e che ha fatto temere un'immediata estensione del conflitto, accendendo i riflettori sulla sicurezza delle rotte marittime nell'Oceano Indiano e, di riflesso, su quelle aeree. La posizione dell'India, che osserva con preoccupazione gli eventi che si consumano nella sua area di influenza strategica, è monitorata con attenzione, mentre i governi di tutta l'Asia valutano l'impatto che una guerra allargata potrebbe avere sui loro equilibri economici e politici. In questo clima, la cancellazione dei voli e la difficoltà di riprotezione dei passeggeri diventano solo l'ultimo, tangibile effetto di una crisi profonda e in continua evoluzione.




