Docenti e studenti del conservatorio di Messina bloccati in Sri Lanka per la chiusura dei cieli

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La repentina escalation militare in Medio Oriente, innescata dall’attacco congiunto di Israele e Stati Uniti contro l’Iran e dalla conseguente rappresaglia di Teheran, ha prodotto effetti a catena che si riverberano ben oltre i confini della zona di guerra, paralizzando di fatto il traffico aereo su una vasta area del pianeta e lasciando centinaia di italiani in una condizione di forzato stallo all’estero. Tra questi, un gruppo di sette persone, quattro docenti e tre allievi del Conservatorio Corelli di Messina, si trova bloccato a Colombo, la capitale dello Sri Lanka, dallo scorso 28 febbraio, quando le prime avvisaglie del conflitto hanno cominciato a manifestarsi con la chiusura progressiva degli spazi aerei. Il professor Michele Amoroso, che oltre a essere docente è anche direttore d’orchestra, ha voluto rassicurare familiari e conoscenti sulle condizioni del gruppo, precisando in una dichiarazione che tutti stanno bene, nonostante l’impossibilità di far ritorno in Italia a causa della sospensione dei voli che avevano come scalo Dubai, snodo cruciale per i collegamenti tra il subcontinente indiano e l’Europa e ora reso inaccessibile dagli eventi bellici. La loro non è una vicenda isolata, ma si inserisce in un quadro di disagio collettivo che coinvolge viaggiatori in diverse località dell’Asia, inclusi diciotto modenesi e due ferraresi che, reduci da un viaggio organizzato in Vietnam, sono rimasti fermi a Ho Chi Minh dalla stessa data, impossibilitati a rientrare a causa della cancellazione dei loro voli che prevedevano scali analoghi negli hub del Golfo Persico.

La paralisi degli hub del Golfo e il caos nei prezzi

Il blocco non riguarda soltanto gli aeroporti degli Emirati Arabi Uniti, con Dubai e Abu Dhabi che hanno sospeso ogni operazione a partire dal 28 febbraio, ma si estende a tutto lo spazio aereo di nazioni come il Qatar, il Bahrein, il Kuwait e l’Iran, costringendo le compagnie aeree a cancellare migliaia di voli e a dirottare i pochi ancora operativi su rotte molto più lunghe e costose. Le conseguenze di questa chiusura, definita da FlightGlobal come lo shock più acuto per l’aviazione dai tempi della pandemia di Covid-19, sono state immediate e drammatiche sul mercato dei biglietti aerei, con un’impennata delle tariffe che in alcuni casi ha raggiunto percentuali da capogiro. Su tratte particolarmente richieste come Singapore-Milano o Singapore-Francoforte, gli aumenti registrati nell’arco di ventiquattro ore hanno toccato rispettivamente il 639% e l'incredibile 1.805%, rendendo di fatto proibitivo o impossibile l’acquisto di un nuovo biglietto per chi, come i turisti e i docenti bloccati, cerca una soluzione alternativa per il rientro. A testimonianza di questa crisi, la stessa Fanpage ha raccolto la storia di un altro italiano, Francesco, bloccato in Sri Lanka con la propria famiglia: per garantire il ritorno in patria di sei persone gli è stata richiesta la cifra astronomica di diecimila euro, con la prima data utile per la partenza fissata addirittura al 12 marzo, a testimonianza di come l’offerta di posti sia ormai ridotta ai minimi termini.

Le difficoltà nelle riprotezioni e l’incertezza per le partenze

L’interruzione dei voli, che secondo i dati Cirium ha portato alla cancellazione di oltre duemila collegamenti verso il Medio Oriente solo nella giornata del primo marzo, sta gettando nel caos non solo i viaggiatori già in loco ma anche quanti avevano programmato le vacanze pasquali, un mese esatto prima delle festività. Le agenzie di viaggio, come emerge dalle testimonianze del settore, sono sommerse di telefonate di clienti preoccupati che cercano di orientarsi tra la possibilità di attendere, cancellare il pacchetto prenotato o tentare di riproteggersi su soluzioni alternative, consapevoli che molti itinerari verso l’Oriente e l’Indocina prevedono scali proprio in quegli hub del Golfo che ora sono teatro di scontri o zone interamente da evitare. Operatori come Volonline e Gruppo Gattinoni si sono attivati per gestire le emergenze, facendosi carico dei costi di soggiorno per i clienti in difficoltà e lavorando a contatto con i vettori per individuare rotte di rientro che, spesso, comportano due o anche tre soste intermedie e passano da aeroporti situati in Turchia o in Asia Centrale, al fine di aggirare le aree interdetta. Nonostante questi sforzi, la situazione rimane fluida e complessa, con le compagnie aeree che, come Ethiopian Airlines, hanno sospeso i collegamenti da e per una dozzina di destinazioni mediorientali, invitando i passeggeri a verificare costantemente lo stato del proprio volo e offrendo, a seconda dei casi, la riprotezione su nuove date, il rerouting o il rimborso integrale del biglietto.

L’impatto globale e le contromesse dei governi locali

La chiusura degli aeroporti di Dubai, Doha e Abu Dhabi, che insieme gestiscono quotidianamente il transito di circa novantamila passeggeri in coincidenza, ha un impatto che gli esperti definiscono miliardario, non solo per le compagnie aeree ma per l’intera economia globale, già alle prese con un petrolio che ha nuovamente superato la soglia psicologica dei cento dollari al barile. Le perdite non sono solo quelle immediate legate ai biglietti non venduti, ma anche quelle strutturali dovute all’aumento vertiginoso dei costi operativi e assicurativi per i vettori che devono percorrere rotte più lunghe, con un incremento del consumo di carburante che alcuni calcoli stimano tra il 39% in più negli ultimi tre anni. Di fronte a questa emergenza umanitaria, che coinvolge migliaia di turisti stranieri impossibilitati a lasciare la regione, alcuni governi locali stanno cercando di porre rimedio: è il caso di Abu Dhabi, le cui autorità hanno fatto sapere, attraverso lettere inviate ai direttori degli hotel, che il dipartimento del turismo si farà carico delle spese di soggiorno per tutti coloro che, a causa della cancellazione del volo, si trovano nell'impossibilità di lasciare il paese e hanno esaurito la validità della loro prenotazione alberghiera. Una misura, questa, che cerca di arginare il disagio di una moltitudine di persone in attesa che i cieli della regione vengano dichiarati nuovamente sicuri, mentre gli analisti politici sottolineano come il messaggio lanciato da Teheran con gli attacchi mirati sia chiaro: il motore economico del Golfo può essere spento in qualsiasi momento.

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