L’Italia del baseball vola ai quarti: battuti Usa e Messico, ora è sfida a Porto Rico

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La musica, si sa, cambia a seconda di chi l’ascolta, e per gli appassionati di baseball questa melodia ha un ritmo inconfondibilmente azzurro. La nazionale italiana, guidata da un manager che di italiano ha non solo il cognome ma anche un'attitudine mentale ben precisa, Francisco Cervelli, ha letteralmente spazzato via il girone eliminatorio del World Baseball Classic 2026 con una prestazione che sa di storico. L’obiettivo, del resto, lo aveva dichiarato lo stesso Cervelli a chiare lettere sin dai primi raduni: la mentalità doveva essere quella della vittoria, punto e basta. Parole che non sono rimaste lettera morta, anzi, sono state interpretate con una precisione quasi maniacale da un gruppo di ragazzi, molti dei quali italo-americani, che hanno riscoperto un legame viscerale con le proprie radici.

Una vittoria che profuma di caffè espresso e statistiche da record

La scintilla che ha acceso il torneo, e che probabilmente resterà negli annali come uno dei momenti più alti di questo sport nel nostro paese, è scoccata nella notte in cui gli Azzurri hanno avuto la meglio sugli Stati Uniti. Contro una corazzata piena di stelle del massimo campionato, l’Italia non solo ha retto il confronto, ma lo ha vinto con un punteggio di 8-6 che ha mandato in tilt i piani alti del girone. Una partita, quella, che aveva messo gli americani con le spalle al muro, costretti a sperare in un risultato favorevole dalla successiva sfida tra Italia e Messico per evitare l’eliminazione. Ma la squadra di Cervelli non si è certo fermata allo scherzo, per quanto ben riuscito, ai danni degli Stati Uniti. Il vero capolavoro è arrivato nel match successivo, quando tra le maglie azzurre non c’era traccia di alcuna intenzione di tirare i remi in barca o di fare calcoli strani.

La partita contro il Messico è stata un monologo, un 9-1 che non lascia spazio a interpretazioni e che ha proiettato l’Italia ai quarti di finale con il vento in poppa e la prima fascia del proprio raggruppamento. A trascinare la squadra ci ha pensato il capitano Vinnie Pasquantino, giocatore dei Kansas City Royals, che ha letteralmente preso per mano i compagni in una serata da incorniciare. Pasquantino, che nel torneo non aveva ancora trovato valide, ha deciso di uscire dal silenzio nel modo più fragoroso possibile: tre fuoricampo in una sola partita, una tripletta che non si era mai vista nella storia del World Baseball Classic. Ogni suo giro di battute valevole punto è stato accompagnato, immancabilmente, dal rituale che è ormai diventato il simbolo di questa squadra: nel dugout, ad aspettarlo, c’era sempre qualcuno pronto a porgergli un caffè espresso e a stampargli due baci sulle guance, in quello che è un mix di calore sud europeo e ironica consapevolezza delle proprie origini.

La strategia vincente di Cervelli e la solidità del gruppo

Dietro questa cavalcata, però, non c’è solo l’estro dei singoli o la potenza dei loro swing. C’è una costruzione tattica e psicologica che porta la firma di Francisco Cervelli, ex ricevitore di grandi league con origini pugliesi e una fede juventina che non guasta. Cervelli ha saputo infondere nei suoi ragazzi una mentalità granitica, come dimostra l’aneddoto raccontato dopo la vittoria sul Messico. Alla vigilia, qualcuno nello spogliatoio aveva iniziato a fare i calcoli complicati sui possibili scenari di qualificazione in caso di sconfitta, tenendo conto dei quozienti e delle eliminazioni incrociate. La risposta del manager è stata lapidaria: non fate matematica, ha detto in sostanza, pensate a vincere. E così è stato.

Sul monte di lancio, contro i messicani, Cervelli ha schierato il suo asso, Aaron Nola, che ha risposto presente con cinque inning di alta scuola in cui ha concesso solo quattro valide e una base ball, mettendo a seduto cinque avversari. Una prestazione di autorità che ha spento sul nascere qualsiasi velleità della formazione nordamericana. Poi, quando la macchina ha cominciato a carburare, è venuta fuori la qualità di un gruppo che non è composto solo da stelle affermate ma anche da giovani promesse del baseball a stelle e strisce, ragazzi cresciuti oltreoceano ma che per l’Italia dimostrano di avere un trasporto autentico, quasi fosse una questione personale. Gioiellini come Sam Antonacci o il battitore designato Andrew Fischer stanno sfruttando questa ribalta mondiale per mettersi in mostra, e lo fanno con una disinvoltura che colpisce.

Verso la sfida con Porto Rico: un sogno ad alta quota

Il percorso netto, quattro vittorie su quattro, ha quindi regalato all’Italia il primo posto nel girone B e la possibilità di affrontare nei quarti di finale la formazione di Porto Rico, seconda classificata nel gruppo A dietro al Canada. Un appuntamento, quello in programma sabato a Houston, che sa di rivincita e di occasione storica per provare a superare quel muro dei quarti che già nell’edizione 2023 aveva fermato la corsa degli Azzurri contro il Giappone. Questa volta, però, la musica sembra diversa. Il gruppo è compatto, il morale è alle stelle e la consapevolezza nei propri mezzi è cresciuta partita dopo partita. L’avversario sarà durissimo, un incubatore di talento come pochi al mondo, ma l’Italia ha già dimostrato di non temere nessuno, nemmeno quando dall’altra parte dello schieramento ci sono i fenomeni del team a stelle e strisce.

I ragazzi di Cervelli, con il loro capitano Pasquantino che ora ha rotto il ghiaccio e con un monte di lancio che può contare su uomini di esperienza come Nola e Michael Lorenzen (autore di una prestazione superba proprio contro gli Usa), arrivano all’appuntamento con la giusta miscela di entusiasmo e pragmatismo. Quell’espresso sorseggiato in dugout dopo ogni fuoricampo non è solo una coreografia simpatica, ma il simbolo di un gruppo che ha trovato la sua identità. Un’identità fatta di piccoli gesti, di radici riscoperte e di un baseball, come piace a loro, elegante ma concreto, che adesso insegue un sogno che nessuno, all’alba del torneo, avrebbe mai immaginato di poter accarezzare così da vicino.

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