A Cancia si usano cariche esplosive per mettere in sicurezza i massi pericolosi dopo la frana

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Cinque giorni dopo la colata detritica che ha travolto Cancia, frazione di Borca di Cadore in provincia di Belluno, la Regione ha organizzato un sopralluogo per valutare i danni e pianificare gli interventi necessari. Sabato mattina, il drone del Soccorso alpino ha sorvolato il costone dell’Antelao, mappando le zone più critiche, mentre a terra si procedeva alla brillatura di massi così grandi da resistere persino all’azione delle ruspe.

La frana, che nella notte del 15 giugno ha riversato quasi 100mila metri cubi di detriti lungo il versante, ha lasciato dietro di sé una scia di distruzione: 25mila metri cubi hanno raggiunto l’abitato, coinvolgendo 24 abitazioni e bloccando la Statale 51. "Qui si è costruito in zone a rischio", ha osservato il geologo Nicola Casagli, presidente del Centro per la Protezione civile, durante il sopralluogo insieme all’assessore regionale Gianpaolo Bottacin. Le immagini riprese dal drone, trasmesse in diretta, hanno mostrato il percorso dei detriti, parte dei quali si sono depositati nelle vasche di contenimento costruite negli anni, mitigando così l’impatto.

Sul posto, i tecnici hanno individuato sette massi di dimensioni ciclopiche, prontamente disintegrati con cariche di dinamite. "Al terzo squillo di tromba, parte l’esplosione", raccontano i soccorritori: tre chili di esplosivo per ogni blocco, un boato sordo, una nuvola di polvere. Operazioni necessarie, visto che lungo il canalone permangono ancora detriti instabili. Intanto, si lavora per implementare un sistema di allarme automatico, mentre la stima definitiva dei danni attende ulteriori verifiche.

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