Cybersecurity, in Italia attacchi raddoppiati: il ransomware minaccia imprese e istituzioni
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
L’Italia, che rappresenta meno dell’1% della popolazione mondiale e poco più del 2% del Pil globale, subisce però circa il 10% degli attacchi informatici a livello internazionale. Una sproporzione che non può essere liquidata come semplice sfortuna statistica, ma che denuncia una vulnerabilità strutturale del sistema economico e istituzionale del Paese. I dati diffusi dall’Agenzia per la cybersicurezza nazionale (Acn) durante i Cybersecurity Seminars al Campidoglio parlano chiaro: nel 2024 sono stati registrati 1.979 incidenti, con una media mensile di 165 attacchi e 2.734 vittime, il doppio rispetto all’anno precedente.
A guidare la classifica delle minacce c’è il ransomware, che colpisce soprattutto piccole e medie imprese, spesso impreparate a fronteggiare intrusioni sempre più sofisticate. “La criminalità informatica è ormai strutturata, transnazionale e altamente redditizia”, ha sottolineato l’Acn, evidenziando come il cybercrime non sia più un rischio marginale, ma una minaccia concreta alla stabilità del Paese. Non a caso, il settore più colpito è quello amministrativo, seguito da aziende con infrastrutture digitali fragili, dove le difese risultano inadeguate rispetto alla rapidità con cui evolvono gli attacchi.
Proprio per rispondere a questa emergenza, Confindustria Udine ha lanciato ConfIN Hub, un progetto di supporto digitale pensato per rafforzare le competenze delle imprese nel contrasto al cybercrime. L’iniziativa, però, si scontra con una carenza cronica di specialisti del settore, un vuoto che l’Italia fatica a colmare nonostante l’aumento degli investimenti in formazione. Intanto, il Computer Security Incident Response Team (Csirt) lavora a ritmi serrati per gestire le migliaia di segnalazioni, mentre il governo – alla luce dei numeri – è chiamato a definire strategie più incisive.




