Prysmian, Battaini: la domanda militare spinge la fibra e i prezzi raddoppiano

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’effetto leva generato dalle applicazioni militari – un comparto cresciuto con una velocità tale da sovvertire in pochi mesi gli equilibri del mercato globale – sta ridefinendo le dinamiche di prezzo per uno dei componenti più strategici dell’infrastruttura digitale. Lo ha certificato Massimo Battaini, amministratore delegato di Prysmian, nel corso della conference call con la stampa seguita alla pubblicazione dei risultati del primo trimestre. Secondo quanto riferito dal manager, il fabbisogno mondiale di fibra ottica ha subito un’impennata improvvisa proprio a causa delle esigenze legate alla difesa: una fetta, quella militare, che oggi pesa per circa il 15% del totale, mentre soltanto sei mesi fa risultava “praticamente irrilevante”. Una trasformazione così rapida ha inevitabilmente innescato una corsa all’approvvigionamento, con conseguenze dirette sui listini. Battaini è stato chiaro: «Se si vuole acquistare fibra oggi, si paga più o meno il doppio rispetto a un anno fa».

Numeri e reazioni del mercato: dal tonfo iniziale al rimbalzo del 3,5%

A Piazza Affari la notizia è stata recepita inizialmente con scetticismo, tanto che il titolo Prysmian – dopo un’apertura già in difficoltà – aveva toccato un ribasso del 4,5%. Poi l’inversione. Nel giro di poche ore le azioni hanno cancellato le perdite e sono balzate in progresso del 3,5%, attestandosi a 128,70 euro e piazzandosi ai vertici del Ftse Mib, nonostante l’indice generale segnasse un -0,6%. A fare la differenza, spiegano dalle sale operative, non è stato tanto l’andamento dell’ebitda – giudicato inferiore alle stime degli analisti – quanto piuttosto la conferma delle guidance per il 2026 e le aperture sul fronte delle operazioni straordinarie. Gli investitori, insomma, hanno premiato la coerenza delle prospettive più della fotografia trimestrale.

Conti in crescita, liquidità e priorità strategiche secondo Battaini

Del resto i numeri del primo trimestre parlano chiaro: l’utile netto è salito del 63% raggiungendo 253 milioni di euro, mentre i ricavi si sono portati a 5,21 miliardi (+5%). Dati positivi, ma che da soli non avrebbero sortito l’effetto rimbalzo osservato in Borsa. A orientare le scelte dei fondi è stata soprattutto la gestione della liquidità, tema sul quale Battaini ha voluto sgombrare il campo da possibili equivoci. «Il contesto di mercato – ha precisato – offre importanti opportunità sia per la crescita organica sia per operazioni di M&A. Le soluzioni digitali e i segmenti in forte espansione, come il Nord America e la trasmissione, richiedono investimenti rilevanti per aumentare la capacità produttiva». E ha aggiunto, con una precisazione non secondaria, che il buy-back rappresenta soltanto l’ultima opzione, non certo la priorità.

Fibra, difesa e nuove traiettorie industriali

L’evoluzione delle commesse militari – divenute in meno di un semestre un pilastro della domanda mondiale – impone quindi una riorganizzazione delle priorità industriali. Prysmian si trova a dover gestire una tensione tra offerta e domanda che ha già raddoppiato i prezzi, e la scelta di destinare risorse verso acquisizioni e capacità produttiva appare, dalle parole del ceo, l’unica direzione coerente con il nuovo scenario. Senza sbilanciarsi su possibili sviluppi futuri, Battaini si è limitato a rilevare l’entità del cambiamento in atto: quella che fino a sei mesi fa era una voce trascurabile nel bilancio globale della fibra, oggi ne rappresenta quasi un sesto. Un dato, questo, che spiega da solo la parabola dei prezzi e la reazione degli investitori dopo un avvio incerto. La Borsa, alla fine, ha scelto di guardare avanti.

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