Prysmian, Battaini: "Se il vantaggio dei dazi si materializza, sarà rivista la guidance"
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Redazione Economia
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Nel giorno in cui Prysmian presenta un bilancio da record per l’esercizio 2025, con un utile netto che sfiora 1,27 miliardi di euro e una crescita organica dei ricavi del 5,4% che porta il fatturato complessivo a quota 19,65 miliardi, l’attenzione del mercato si concentra sulle prospettive future e, in particolare, su una variabile diventata centrale per le strategie del gruppo: l’impatto dei dazi statunitensi voluti dall’amministrazione Trump. L’amministratore delegato Massimo Battaini, nel corso della conference call con gli analisti successiva alla diffusione dei dati, ha offerto un’analisi articolata della situazione, chiarendo come, allo stato attuale, gli effetti delle tariffe non siano ancora stati inCorporati nelle previsioni per l’anno in corso. La guidance fornita per il 2026, che ipotizza un adjusted Ebitda compreso tra 2,625 e 2,775 miliardi di euro, è stata costruita, come si legge in una nota della società, “nell’assenza di cambiamenti sostanziali nella situazione geopolitica” e, fatto non irrilevante, “non include possibili impatti derivanti dal regime dei dazi statunitense”.
Il meccanismo dei dazi e la tenuta dei margini
Il ragionamento sviluppato da Battaini parte dall’analisi dell’attuale fase di assestamento del mercato americano, dove la nuova politica commerciale protezionista ha introdotto barriere significative all’ingresso per i prodotti finiti e le materie prime, in particolare per quelli ad alto contenuto di rame. I competitor asiatici, quelli che storicamente facevano leva sul costo del lavoro per essere competitivi, si trovano ora a dover assorbire il sovrapprezzo doganale o a trasferirlo a valle. “Al momento”, ha spiegato l’ad, “gli importatori hanno deciso di inrare un costo incrementale nei loro prezzi e di accettare una contrazione dei margini”. È una situazione di stallo, una sorta di tregua commerciale in cui chi importa prova a non perdere quote di mercato sacrificando la propria redditività. Un approccio, questo, che Battaini definisce insostenibile “nel medio-lungo periodo”, perché nessuna azienda può operare a lungo erodendo i propri utili pur di mantenere i volumi di vendita. Quando questa fase transitoria giungerà al termine, e i concorrenti saranno costretti a ritoccare al rialzo i listini per sopravvivere, allora Prysmian potrà giocare la sua partita.
L’opportunità americana e il vantaggio competitivo
Per il colosso dei cavi, forte di una presenza ormai radicata e strutturale negli Stati Uniti, il momento rappresenta una concreta opportunità di espansione. La strategia di acquisizioni portata avanti negli ultimi anni, con operazioni come quelle di Encore Wire, ha di fatto trasformato Prysmian in un produttore “locale” a tutti gli effetti, con filiere produttive che riforniscono il mercato americano restando all’interno dei suoi confini. Questa verticalizzazione, che comprende anche il recupero di rottami e catodi di rame sul suolo statunitense, mette il gruppo al riparo dalle nuove barriere doganali. “Pensiamo che nel medio termine i dazi ci offriranno un’opportunità significativa per espandere la nostra quota di mercato negli Stati Uniti”, ha ribadito Battaini, sottolineando come la società sia pronta a sfruttare il proprio posizionamento per offrire un servizio migliore e più competitivo rispetto ai rivali dell’Est. Quando il mercato si riallineerà, e i prezzi dei competitor aumenteranno per effetto delle tariffe, Prysmian potrà presentarsi con una struttura di costo differente, e quindi con un margine di manovra ben più ampio.
La prudenza della guidance e lo scenario di revisione
Se, e quando, questo vantaggio competitivo si tradurrà in numeri di bilancio, però, è ancora presto per dirlo. E qui si inserisce la precisazione più rilevante per gli investitori. Le previsioni per il 2026, che pure indicano una crescita sostanziosa, sono state elaborate, come detto, a legislazione corrente e senza considerare gli effetti dei dazi. “Se questo accadrà, il punto medio della guidance di 2,7 miliardi di adjusted Ebitda sarà naturalmente superato e rivisto al rialzo”, ha dichiarato senza mezzi termini l’amministratore delegato. In altre parole, l’attuale forchetta di 2,625-2,775 miliardi rappresenta una base conservativa, un punto di partenza destinato a essere ritoccato qualora si materializzasse l’atteso beneficio derivante dalle politiche protezioniste. Una eventualità, questa, che secondo alcune stime di banche d’affari come Bank of America potrebbe valere centinaia di milioni di euro aggiuntivi di margine operativo lordo.
Dividendi e acquisizioni nel piano industriale
Parallelamente alla questione dazi, Battaini ha toccato un altro tasto sensibile per il mercato, quello della remunerazione degli azionisti. Nonostante il bilancio 2025 permetta di proporre all’assemblea un dividendo in rialzo a 0,90 euro per azione (dai 0,80 euro precedenti), il manager ha riconosciuto una certa “disconnessione” tra il valore del Titolo, che viaggia oltre i 98 euro, e un rendimento da dividendo che appare oggettivamente poco attrattivo. L’attuale politica, ha spiegato, “probabilmente non offre un rendimento adeguato ai nostri azionisti”, lasciando intendere che in futuro potrebbero esserci degli aggiustamenti. La priorità, però, rimane un’altra: la crescita per linee esterne. Lo conferma la recente acquisizione di Xtera, operazione da circa 60 milioni di euro realizzata in partnership con Fincantieri per colmare un gap tecnologico nei cavi sottomarini grazie ai ripetitori ottici. La cassa, insomma, serve a finanziare nuove operazioni di consolidamento in un mercato in forte espansione trainato dall’elettrificazione e dall’intelligenza artificiale, e solo in seconda battuta verrà valutato un incremento della cedola. La partita, per Prysmian, si gioca su più tavoli, e quello americano, con le sue barriere doganali, potrebbe rivelarsi il jolly vincente.




