Prysmian, Battaini e l’effetto dazi: “Se il vantaggio si materializza, rivedremo la guidance”

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il risiko dei cavi elettrici, si sa, è da tempo un affare globale, e Prysmian, colosso milanese quotato sul Ftse Mib, gioca la sua partita su più tavoli, con lo sguardo fisso oltreoceano. Massimo Battaini, amministratore delegato del gruppo, ha tracciato nelle ultime ore un quadro preciso della strategia aziendale, legando a doppio filo le performance future all’evoluzione della politica commerciale statunitense. Il tema caldo, naturalmente, è quello dei dazi voluti dall’amministrazione Trump, una variabile che, a seconda di come si evolverà, potrebbe modificare in modo sostanziale i piani del gruppo. Al momento, spiega Battaini, gli importatori che portano cavi negli Stati Uniti stanno assorbendo l’incremento dei costi, accettando una contrazione dei propri margini. Una situazione, questa, che l’ad definisce insostenibile nel medio-lungo periodo. Ecco perché, se questo scenario dovesse mutare e il vantaggio competitivo per chi produce localmente – come fa Prysmian – dovesse concretizzarsi, allora la società si siederà al tavolo per riscrivere la guidance. I dazi, in altre parole, vengono visti non come un’incognita, ma come una potenziale leva per espandere la quota di mercato a stelle e strisce.

Conti da record e il paradosso del Titolo

E pensare che i numeri messi in fila da Prysmian per il 2025 hanno del clamoroso. L’azienda ha chiuso l’esercizio con ricavi in crescita del 5,4%, attestandosi a 19,65 miliardi di euro, e un utile netto balzato a 1,27 miliardi, in aumento del 74% rispetto all’anno precedente. L’Ebitda adjusted ha toccato quota 2,39 miliardi, con una generazione di cassa libera da record a 1,17 miliardi. Risultati che lo stesso Battaini ha definito “eccezionali” e che rappresentano, a suo dire, solo l’inizio di un nuovo capitolo di crescita, grazie anche all’integrazione perfettamente riuscita di Encore Wire e Channell, due mosse che hanno accelerato la trasformazione del gruppo in un solutions provider a tutto tondo. Nonostante questa pioggia di numeri positivi, Piazza Affari ha però reagito con freddezza, facendo segnare al titolo un calo superiore al 2% in una seduta interlocutoria. Gli investitori, si dice, hanno digerito male un outlook per il 2026 ritenuto troppo cauto, se non conservativo: un Ebitda adjusted previsto tra 2,63 e 2,78 miliardi di euro che, nel punto medio, si attesta poco sotto le attese del consensus.

La politica dei dividendi e la fame di acquisizioni

E a proposito di scelte finanziarie, Battaini è stato piuttosto schietto anche sul fronte della remunerazione degli azionisti. L’attuale dividendo, proposto in aumento del 13% a 0,90 euro per azione, “probabilmente non offre un rendimento adeguato”, ha ammesso l’ad, percependo una certa disconnessione con un titolo che scambia attualmente intorno ai 98 euro. Una discrepanza che, però, potrebbe essere rivista non tanto per un immediato aumento della cedola, quanto piuttosto in funzione della liquidità necessaria per finanziare la crescita per linee esterne. La priorità numero uno, per il management, resta l’M&A. Il gruppo ha già messo nel mirino nuove operazioni, forti di una cassa robusta e di una posizione finanziaria solida, e la delega richiesta ai soci per un aumento di capitale fino al 10% va letta esattamente in quest’ottica: essere pronti a cogliere occasioni, senza farsi trovare impreparati. Le acquisizioni di Xtera e Acsm, nel frattempo, vanno proprio in questa direzione, rafforzando la leadership tecnologica nel business della Transmission, in particolare nei cavi sottomarini e nei ripetitori ottici, un segmento sempre più strategico per l’interconnessione globale e lo sviluppo dell’intelligenza artificiale.

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