Trump concede 90 giorni di tregua sui dazi alla Cina, ma Pechino si sente in vantaggio

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La proroga della tregua tariffaria tra Stati Uniti e Cina, annunciata lunedì da Donald Trump, era nell’aria da settimane. Già a fine luglio, durante i colloqui di Stoccolma, i negoziatori cinesi – guidati dal vicepremier He Lifeng, responsabile delle politiche economiche – avevano dato per scontato che il congelamento dei dazi sarebbe stato esteso. Trump, che ha formalizzato la decisione con un ordine esecutivo, ha confermato il rinvio di 90 giorni su Truth Social, la sua piattaforma: “Tutti gli altri elementi dell’accordo rimarranno invariati”.

Pechino, dal canto suo, ha risposto con analoga sospensione delle misure punitive, ma la finestra per un’intesa definitiva si chiuderà il 9 novembre. Sebbene entrambe le parti abbiano ribadito la volontà di trovare un compromesso, la strada appare ancora lunga. La differenza, questa volta, è che la Cina sembra convinta di aver guadagnato terreno. Mentre Washington ha mantenuto una linea dura – senza però ottenere concessioni significative –, Pechino ha saputo sfruttare le divisioni interne agli Stati Uniti, dove una parte dell’establishment economico spinge per evitare un’escalation.

L’atteggiamento cinese riflette una strategia precisa: temporeggiare, sapendo che Trump, in vista delle elezioni, potrebbe essere più incline a un accordo parziale. Del resto, la tregua non ha impedito alle due potenze di mantenere posizioni distanti su tecnologia, proprietà intellettuale e accesso ai mercati. Quello che cambia, ora, è la percezione di forza. Se in passato erano gli americani a dettare i tempi, oggi la Cina sembra giocare in contropiede, scommettendo sul fatto che il tempo lavori a suo favore.

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