Ucraina, attacchi nel Mar Nero e raid sulle raffinerie: la tensione sale tra Mosca e Kiev
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Redazione Esteri
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La scorsa notte le difese aeree russe hanno intercettato 203 droni ucraini su 17 regioni, sulla Crimea occupata e sul Mar Nero: un numero impressionante, che testimonia l'intensità degli attacchi. Mosca, dal canto suo, ha colpito tre navi cargo ucraine con i droni. La prima è la Emil, un cargo tedesco battente bandiera liberiana, centrata a 21 miglia da Odessa: un incendio è scoppiato a bordo, fortunatamente senza vittime tra l'equipaggio.
Altre due imbarcazioni sono state bombardate a sud e a est della città portuale, secondo quanto rivendicato dal ministero della Difesa di Mosca. Un attacco che segue di poche ore il raid notturno su Odessa, dove almeno sei persone sono rimaste ferite e sono stati danneggiati edifici residenziali e infrastrutture.
Il mirino dei droni: la nave Emil e la strategia navale
La scelta di prendere di mira un cargo tedesco battente bandiera liberiana non è casuale: la nave Emil, secondo fonti tedesche, è stata colpita mentre si trovava in un'area che Mosca considera ormai terreno di scontro diretto. Il Mar Nero è sempre più al centro della strategia di entrambi i contendenti: Mosca cerca di interrompere i collegamenti navali dell'Ucraina, mentre Kiev cerca di isolare la Crimea occupata, colpendo le navi che riforniscono la penisola e le infrastrutture portuali. La tensione è altissima, e la navigazione commerciale paga un prezzo altissimo.
I porti ucraini, fondamentali per l'esportazione di grano e metalli, sono di fatto sotto blocco, mentre le navi che tentano di avvicinarsi rischiano di finire nel mirino dei droni russi.
Raid e contrattacchi: la guerra si allarga alla logistica e all'energia
Ma gli attacchi non si limitano al mare. Da parte ucraina, il presidente Volodymyr Zelensky ha annunciato che le forze di Kiev hanno risposto colpendo due raffinerie situate in profondità nel territorio russo, a circa 1.300 chilometri dalla linea del fronte: l'impianto Bashneft-Novoil in Baschiria e la Slavneft-Yanos a Yaroslavl. Un'offensiva che mira a colpire il cuore dell'economia energetica russa.
A confermare gli attacchi ucraini alle infrastrutture strategiche russe, sono stati i raid anche contro la raffineria di Ilsky, nella regione di Krasnodar, e contro quella di Syzran, nell'oblast di Samara, dove sarebbero scoppiati incendi di vaste proporzioni. L'obiettivo è chiaro: interrompere la catena logistica e produttiva del nemico, portando la guerra ben oltre il Donbass.
Il Mar Nero come teatro di guerra e gli equilibri globali
Quest'ultima tornata di attacchi arriva in un contesto di crescente preoccupazione internazionale per la sicurezza della navigazione nel Mar Nero. Gli Stati Uniti e l'Ucraina hanno raggiunto un accordo per limitare gli attacchi contro alcune petroliere non russe e contro le infrastrutture del Consorzio degli oleodotti del Caspio (Cpc), utilizzate dal Kazakistan per le esportazioni di petrolio. L'intesa, mediata da Washington, dovrebbe contribuire a ridurre le tensioni sul mercato petrolifero.
Ma gli accordi non fermano i combattimenti: i missili e i droni continuano a cadere, e la minaccia di una escalation incontrollata rimane alta. Lo scenario è complesso, e il Mar Nero si conferma uno dei teatri più caldi di questo conflitto.
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