La Russia bombarda Kiev, Dnipro e Odessa nella notte, l’Ucraina risponde con raid su raffinerie

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La notte tra il 15 e il 16 aprile ha segnato una delle escalation più violente degli ultimi mesi, con la Russia che ha scatenato un massiccio attacco combinato di missili e droni contro le principali città ucraine. I bersagli – è bene sottolinearlo – non sono stati esclusivamente infrastrutture strategiche o depositi militari, ma quartieri residenziali di Kiev e Dnipro, dove le esplosioni hanno distrutto case, provocato incendi diffusi e intrappolato decine di civili sotto le macerie. Secondo i primi rilievi delle autorità locali, si tratta del bombardamento più pesante dall’inizio dell’anno, con un bilancio provvisorio che parla di almeno sedici morti e un centinaio di feriti, destinato purtroppo a salire man mano che le squadre di emergenza completano gli scavi.

Cinque vittime accertate a Kiev, tra loro una donna di 35 anni e un bambino di 12 anni

Nella capitale ucraina i raid si sono concentrati tra le 2 e le 5 del mattino, orario in cui la maggior parte dei residenti dormiva. Un condominio è stato centrato in pieno da un missile balistico – i detriti sono poi piovuti sui palazzi attigui – e l’impatto ha generato un incendio domato solo dopo ore di lavoro dei vigili del fuoco. Il sindaco Vitaliy Klychko ha scritto su Telegram che cinque persone hanno perso la vita: tra queste una donna di 35 anni e un ragazzino di appena dodici anni. Altre ventuno risultano ferite, alcune in condizioni critiche. Le operazioni di soccorso, rallentate dall’instabilità delle strutture danneggiate, hanno permesso comunque di estrarre diversi sopravvissuti rimasti bloccati tra le travi di cemento.

Odessa e Dnipro sotto i colpi, i soccorritori lavorano tra le macerie

Non migliore la situazione a Dnipro, dove i bombardamenti hanno raso al suolo alcune abitazioni private e danneggiato una scuola elementare, per fortuna vuota al momento dell’esplosione. Anche Odessa è stata raggiunta da una salva di droni kamikaze, che hanno preso di mira un deposito di carburanti causando una colonna di fumo visibile per chilometri. In tutte e tre le città – lo riferiscono i funzionari locali – le squadre di emergenza hanno lavorato senza sosta tra cumuli di calcinacci, mentre i bilanci parziali indicano almeno sedici vittime complessive sul territorio nazionale. Il presidente Zelensky, sul suo account X, ha fornito dati più precisi: “Nella sola notte sono stati avvistati quasi settecento droni russi, diciannove missili balistici e un missile da crociera. La maggior parte dei balistici era diretta verso Kiev”.

La controffensiva ucraina: raid notturni su raffinerie in territorio russo

Mentre i soccorritori cercavano ancora corpi sotto le macerie, l’Ucraina ha risposto con un’operazione condotta dai suoi servizi di sicurezza, colpendo diverse raffinerie di petrolio all’interno dei confini russi. Si tratta di un’azione mirata – spiegano fonti della difesa di Kyiv – volta a interrompere le catene di approvvigionamento del carburante utilizzato dall’esercito di Mosca. I dettagli sugli impianti colpiti restano parzialmente coperti da segreto militare, ma le immagini satellitari diffuse nelle prime ore del mattino mostrano incendi e danni strutturali significativi in almeno due siti industriali. Nessuna delle due parti ha finora fornito un resoconto definitivo delle perdite materiali, né sono stati dichiarati obiettivi civili nella risposta ucraina. Il conflitto, insomma, torna a infiammarsi su entrambi i fronti, con i raid notturni che si trasformano ormai in una routine letale per chi abita nelle grandi città.

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