Petrolio, il WTI chiude in rialzo del 3,8% ma resta in balia dei negoziati Usa-Iran
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
La seduta del 19 giugno ha regalato una boccata d'ossigeno al Light Sweet Crude Oil, che ha archiviato la giornata con un rialzo del 3,80%. Un rimbalzo che, tuttavia, non basta a scalfire la tendenza negativa che caratterizza il quadro tecnico di medio periodo del greggio WTI. Osservando i grafici a breve termine, emerge un affievolimento della pressione ribassista che potrebbe aprire la strada a un recupero verso l'area di resistenza posta a 80,79 dollari, con un obiettivo rialzista più ambizioso individuato a 87,38 dollari in caso di spinta decisa.
Sul fronte opposto, il primo supporto a cui prestare attenzione è collocato a 74,19 dollari.
Il fattore geopolitico pesa più della tecnica
A tenere banco, molto più dell'analisi tecnica, sono le convulse trattative in corso in Svizzera tra Stati Uniti e Iran. Il prezzo del petrolio continua a oscillare in un range ristretto, restando saldamente sotto la soglia psicologica degli 80 dollari al barile, nonostante lo Stretto di Hormuz rimanga ufficialmente chiuso. Gli investitori sembrano aver scommesso su una prosecuzione del dialogo, sperando che le discussioni in corso possano trasformare un accordo provvisorio in una soluzione duratura per la riapertura della cruciale via d'acqua.
I segnali che arrivano dal fronte diplomatico sono però contrastanti.
Minacce e progressi a braccio di ferro
Nel corso della notte, la tensione è salita alle stelle dopo un temporaneo ritiro della delegazione iraniana dal tavolo dei negoziati, seguito alle consuete minacce del presidente americano Donald Trump, che ha ventilato l'ipotesi di nuovi bombardamenti contro Teheran se non fosse stato frenato l'appoggio agli Hezbollah in Libano. Questa mossa ha fatto schizzare il prezzo del Brent oltre la soglia degli 81 dollari al barile, ma la reazione è stata altrettanto rapida.
Fonti iraniane hanno poi parlato di progressi nei colloqui, una notizia che ha subito fatto ripiombare il greggio in territorio negativo, con il Brent sceso a 78,7 dollari, in calo dell'1,45% rispetto a venerdì. La volatilità è altissima e il mercato reagisce a ogni minima dichiarazione o indiscrezione.
Prospettive incerte tra speranze di pace e nodi irrisolti
Nonostante le smentite ufficiali e la voglia di credere in una distensione, il quadro rimane estremamente fragile. Se da un lato i listini asiatici hanno mostrato segnali di fiducia e i future a Wall Street e in Europa hanno ridimensionato le perdite, la cautela resta l'atteggiamento dominante. Un funzionario statunitense ha dovuto smentire la notizia di una rottura dei negoziati, a dimostrazione di quanto il clima sia teso e ogni parola possa influenzare i mercati.
Il petrolio balla al ritmo delle dichiarazioni dei due Paesi, in attesa di capire se dalla Svizzera arriverà una svolta definitiva o un nuovo, ennesimo stop.




