Il prezzo del petrolio si divide: Brent verso i 100 dollari, WTI in caduta libera

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Prima seduta post-Memorial Day e il mercato petrolifero si presenta spaccato in due, offrendo una lettura quasi schizofrenica delle tensioni globali. Da un lato il Brent, il greggio quotato a Londra e utilizzato come riferimento per il mercato europeo, schizza del 2% attestandosi a 98,26 dollari al barile nelle contrattazioni asiatiche; dall’altro il WTI americano – che a causa della festività statunitense di lunedì non aveva ancora processato appieno gli eventi del fine settimana – crolla invece del 5,1%, scivolando a 91,73 dollari.

Due benchmark, due storie opposte che raccontano la stessa, identica fonte di nervosismo: lo Stretto di Hormuz e i siluri piazzati dai Guardiani della Rivoluzione nelle sue acque.

L’incognita Hormuz e i raid americani nel sud dell’Iran

La divergenza tra i due indici non è frutto del caso né di un banale scollamento tecnico, bensì della diversa sensibilità di ciascuna tipologia di greggio al rischio logistico. Il fine settimana appena trascorso è stato denso di eventi contraddittori: da un lato filtravano voci ottimistiche – riprese dall’agenzia Axios – su una presunta intesa tra Stati Uniti e Iran che avrebbe dovuto prolungare la tregua di 60 giorni e riaprire il canale, con gli Stati Uniti disposti ad allentare le sanzioni per permettere a Teheran di vendere nuovamente petrolio.

Dall’altro, però, l’esercito americano ha condotto raid “difensivi” affondando due imbarcazioni iraniane mentre queste tentavano di posare mine subacquee. Una rappresaglia che ha subito alzato la posta: i guardiani della Rivoluzione hanno lanciato missili contro droni e caccia americani, innescando un nuovo bombardamento a Bandar Abbas che ha spazzato via l’ottimismo della vigilia. Il Segretario di Stato Marco Rubio ha confermato che un accordo – in realtà – potrebbe richiedere “ancora qualche giorno”, alimentando la volatilità piuttosto che sedarla.

Lo stallo dei listini europei e il gas a quota tre dollari

E se il mercato delle materie prime fatica a trovare una direzione univoca, le Borse europee pagano lo scotto della confusione geopolitica con una seduta all’insegna della prudenza. La sensazione diffusa tra gli operatori – come emerge dalle contrattazioni di metà mattina – è quella di assistere a una partita a scacchi in cui ogni mossa militare vanifica i progressi verbali del tavolo negoziale. Parigi cede lo 0,7%, Francoforte lo 0,6% e Milano lo 0,4%; fa eccezione Londra, rimasta chiusa nella seduta precedente e oggi in rialzo dello 0,7%.

In questo clima di attesa, il gas naturale – meno esposto al rischio di blocco navale immediato rispetto al greggio – prosegue invece la sua corsa, testando la soglia psicologica dei 3 dollari per mmbtu. Un livello che mancava dalla fine di marzo, sostenuto dalle previsioni meteo che indicano un’estate calda in arrivo e, di conseguenza, una domanda crescente di energia per i condizionatori.

Fascia laterale per il WTI e attesa per nuovi stimoli

Tecnicamente parlando, il prezzo del greggio WTI sta passando di mano in territorio moderatamente ribassista, stabilizzandosi comunque a breve distanza dal supporto psicologico e tecnico di 90 dollari al barile. Una tenuta – se così si può definire – che non rappresenta una inversione di tendenza, ma piuttosto l’individuazione di una fascia laterale.

Con il contesto geopolitico che devia – o almeno così sembra – verso una possibile distensione, il prezzo sembra aver trovato la sua comfort zone, quella zona d’attesa in cui sostare fino all’arrivo di uno stimolo capace di squarciare il velo di incertezza. A differenza di quanto accade in Medio Oriente, sul versante finanziario europeo pesa anche l’ipotesi di una nuova mossa della Banca Centrale Europea: Isabel Schnabel ha infatti ribadito che un rialzo dei tassi a giugno è pressoché scontato, indipendentemente da quanto accadrà a Doha o nel Golfo Persico.

Un cocktail, insomma, fatto di incertezza bellica e stretta monetaria, che impedisce ai listini di reagire con slancio al calo del petrolio. Sullo sfondo, l’oro cede terreno (-1,1%) e il dollaro si mantiene stabile, in attesa di capire se gli Stati Uniti riusciranno davvero a far passare le proprie navi attraverso quello stretto senza pagare un pedaggio informale a Teheran.

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