Il petrolio Brent scivola sotto i 60 dollari, livelli che non si vedevano da tre anni

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Per i mercati energetici, che sembrano muoversi in un presente alterato, è come se la guerra in Ucraina, il conflitto che ha stravolto gli equilibri geopolitici e imposto shock sui costi delle materie prime, fosse già archiviata, se non addirittura un evento mai realmente iniziato. Sia il petrolio che il gas naturale, infatti, scambiano ormai intorno ai medesimi livelli registrati prima dell’invasione russa, in un ribasso incoraggiato dai segnali di un crescente eccesso dell’offerta globale. Una discesa, questa, che ha trovato una ulteriore e vigorosa accelerazione nel crescente ottimismo finanziario circa la concreta possibilità di un accordo di pace nel breve termine tra Mosca e Kiev, dopo gli incontri diplomatici tenutisi a Berlino a metà dicembre.

I negoziati di Berlino e la sterzata di Zelensky

Proprio durante quei colloqui, ai quali hanno preso parte il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, gli emissari degli Stati Uniti e i leader dell’Unione Europea, si è delineata quella che i trader interpretano come una svolta decisiva. Zelensky ha infatti accettato, secondo quanto riportato dalle agenzie, di rinunciare formalmente all’ingresso dell’Ucraina nella Nato, un obiettivo strategico di lunga data per Kiev, in cambio di garanzie di sicurezza alternative fornite dai partner occidentali. Una mossa che, sebbene complessa da implementare e da verificare nella sua autenticità operativa, ha indotto molti osservatori a ritenere plausibile una risoluzione negoziata del conflitto, spingendo gli operatori a scommettere massicciamente su questo scenario e a liquidare quelle posizioni speculative che si erano accumulate nei mesi più acuti delle tensioni.

L’effetto domino sui listini e il volo dei titoli aeronautici

Le conseguenze di questo duplice fenomeno – da un lato i venti di pace, dall’altro il crollo del greggio, con il Brent che ha perforato la soglia psicologica dei 60 dollari al barile – si sono riverberate in modo evidente sulle Borse europee, interessandone diversi settori ma regalando una spinta particolarmente vigorosa a quello del trasporto aereo. Compagnie come la britannica Easyjet, l’ungherese Wizz Air, il gruppo franco-olandese Air France-Klm e la tedesca Lufthansa hanno infatti registrato guadagni significativi, prendendo quota in un mercato che premia la prospettiva di un drastico abbassamento dei loro costi di esercizio, strettamente legati al prezzo del cherosene, e di un ritorno a una piena operatività sulle rotte intercontinentali senza le incognite legate alla sicurezza negli spazi aerei orientali.

La cronaca nera e le inchieste giudiziarie parallele

In questo quadro di riequilibrio macroeconomico, non mancano peraltro risvolti che toccano da vicino la cronaca giudiziaria e le inchieste sulle attività illecite. Le forze dell’ordine di diversi paesi, in coordinamento con le autorità di vigilanza finanziaria, hanno intensificato le indagini sui flussi di denaro sospetti che, soprattutto nel corso del 2022, hanno tentato di sfruttare la volatilità estrema dei mercati delle commodity per operazioni di riciclaggio. Alcune di queste inchieste, per le quali i magistrati hanno disposto perquisizioni e sequestri preventivi in più nazioni, si concentrano proprio su reti che avrebbero speculato sull’acquisto e la rivendita di derivati energetici, cercando di nascondere profitti illeciti generati da traffici criminali nello scenario caotico creato dalla guerra.

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