Petrolio, il Brent azzera i rincari di guerra e torna sotto i 72,5 dollari
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Redazione Economia
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Il prezzo del petrolio Brent ha completato la parabola discendente iniziata con i primi segnali di distensione in Medio Oriente, azzerando di fatto tutti i rincari accumulati nei mesi di conflitto tra Stati Uniti e Iran. La materia prima, benchmark di riferimento per l'Europa, ha toccato nella notte il livello di 72,44 dollari al barile per le consegne di agosto, scendendo al di sotto dei 72,48 dollari segnati alla chiusura del 27 febbraio, vigilia dell'attacco americano a Teheran.
Un movimento che assume un rilievo particolare se si considera che, nelle stesse ore in cui la Casa Bianca ordinava l'operazione militare, il Brent aveva già iniziato a prezzare il rischio di una chiusura prolungata dello Stretto di Hormuz, il collo di bottiglia attraverso cui transita circa un quinto del greggio consumato a livello globale.
Il crollo delle quotazioni e il ruolo chiave di Hormuz
Il crollo delle quotazioni, che ha interessato anche il Wti americano sceso sotto la soglia psicologica dei 70 dollari, trova la sua ragione principale nella graduale riapertura dello Stretto di Hormuz al traffico navale. La firma del memorandum d'intesa tra Washington e Teheran, avvenuta lo scorso 19 giugno in Svizzera con la mediazione del Pakistan, ha convinto gli operatori che il flusso di petrolio possa tornare a scorrere regolarmente, allentando la morsa sulle forniture globali.
Sebbene il documento firmato rappresenti solo una prima intesa, destinata a essere seguita da negoziati più approfonditi sulla questione nucleare e sulla revoca delle sanzioni, l'effetto immediato sui mercati è stato inequivocabile: i prezzi sono scesi in maniera decisa, riportando il Brent a ridosso dei valori pre-conflitto.
A sostenere il movimento al ribasso contribuiscono anche i dati sul traffico marittimo, che mostrano una lenta ma progressiva ripresa degli attraversamenti nello Stretto. Secondo quanto rilevato dalla piattaforma di monitoraggio Kpler, nella serata di mercoledì 24 giugno sono stati registrati 17 passaggi di navi che trasportano materie prime, un dato in crescita rispetto ai picchi minimi toccati durante il blocco imposto dall'Iran come rappresaglia all'offensiva militare.
Il numero, destinato probabilmente ad aumentare con l'aggiornamento delle immagini satellitari, conferma che le rotte energetiche stanno tornando operative, riducendo il premio al rischio geopolitico incorporato nelle quotazioni nelle scorse settimane.
Gli effetti sui prezzi alla pompa in Italia
Il ritorno del Brent ai prezzi pre-guerra ha iniziato a riverberarsi, seppur con il fisiologico ritardo legato alle dinamiche di formazione del prezzo finale, anche sul mercato italiano dei carburanti. Un effetto che, al momento, appare più contenuto rispetto al crollo del greggio, ma che inizia a farsi sentire soprattutto nelle regioni più dipendenti dalle forniture via mare, come la Sardegna.
I dati del ministero delle Imprese e del Made in Italy, aggiornati a questa mattina, indicano che nell'isola il prezzo medio del gasolio si attesta a 1,926 euro al litro, mentre la benzina viene venduta a 1,831 euro al litro. Una flessione che, pur non essendo ancora paragonabile a quella registrata sui mercati internazionali, segna un'inversione di tendenza dopo i rincari record degli ultimi mesi, offrendo un primo segnale di sollievo per i consumatori e per i settori dell'economia più esposti al costo dell'energia.
Un quadro ancora incerto tra mine e negoziati
Nonostante il netto calo delle quotazioni, gli analisti internazionali invitano a mantenere un approccio prudente, sottolineando come la strada verso una normalizzazione completa resti ancora lunga e disseminata di ostacoli. In una recente nota, S&P Global Ratings ha definito il memorandum d'intesa come il primo passo concreto verso una soluzione della crisi, ma ha anche evidenziato come il ritorno alla piena operatività dello Stretto di Hormuz richiederà tempo.
Le compagnie di navigazione, infatti, attendono garanzie sulla sicurezza dell'area prima di ripristinare i flussi commerciali, mentre le operazioni di bonifica delle mine navali disseminate durante il conflitto dai Pasdaran potrebbero richiedere ancora diversi mesi, mantenendo alto il livello di incertezza.
Inoltre, il raggiungimento di un'intesa definitiva, in particolare sul programma nucleare iraniano, appare ancora lontano, con le prossime settimane che si preannunciano decisive per capire se l'attuale distensione riuscirà a trasformarsi in una pace duratura o se si tratterà, invece, di una tregua temporanea in attesa di nuovi attriti.




