Il petrolio scende sotto quota 100, Brent a 97,6 dollari

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il prezzo del greggio, dopo aver infranto al rialzo la barriera psicologica dei cento dollari nel corso della notte, ha subito una brusca correzione, portando il Brent del Mare del Nord a quota 97,6 dollari al barile con un rialzo comunque significativo, sebbene ridimensionato, del 6,12 per cento. Il West Texas Intermediate, il benchmark statunitense, segue una dinamica analoga, attestandosi poco sopra i 92 dollari, segnando un incremento del 5,6%. Le oscillazioni, in queste ore, si rivelano ampie e repentine, testimoniando la nervosità che attraversa i mercati delle materie prime, un nervosismo che trova la sua ragione principale nelle turbolenze geopolitiche in Medio Oriente e, più nello specifico, nel blocco dello Stretto di Hormuz, un passaggio cruciale per il trasporto marittimo del greggio.

Secondo le stime fornite dall’Agenzia Internazionale dell’Energia, la chiusura di quella che è di fatto un’arteria vitale per il rifornimento energetico globale ha provocato un calo dell’offerta pari a dieci milioni di barili al giorno, un dato che l’agenzia stessa non esita a definire come il peggiore di sempre per disruption improvvisa. Questo scenario di approvvigionamento incerto, alimentato dagli attacchi a infrastrutture e navi cisterna nella regione del Golfo, continua a prevalere, nell’opinione degli operatori, sugli effetti calmieranti del rilascio coordinato e senza precedenti di riserve strategiche deciso dalle principali economie mondiali.

Le conseguenze di questa volatilità non tardano a manifestarsi sui listini azionari, con le Borse del Vecchio Continente che faticano a trovare slancio. Piazza Affari, in particolare, cede lo 0,3%, posizionandosi come la peggiore in Europa in una giornata che vede Madrid arretrare dello 0,9% e le altre piazze finanziarie muoversi comunque in territorio negativo, seppur con intensità diversa. Un clima di debolezza che giunge al termine di una mattinata che aveva già registrato la chiusura in flessione dei mercati asiatici, i quali avevano digerito con difficoltà l'ulteriore balzo del greggio. La correlazione tra l’aumento del costo dell’energia e il rallentamento dei listini appare dunque strettissima, alimentata dal timore che questa impennata possa tradursi in una rinnovata spinta inflazionistica, complicando non poco le future scelte di politica monetaria delle banche centrali, dalla Federal Reserve alla Banca Centrale Europea

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