Petrolio in caduta libera, il Brent scende sotto i 100 dollari per la tregua Usa-Iran
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
Non bastavano le turbolenze sui mercati azionari a scalfire la rigidità del greggio, che per settimane aveva tenuto testa alle paure di un’escalation generalizzata in Medio Oriente; ci sono volute invece le parole — ancora tutte da verificare, sia ben chiaro — di un possibile memorandum d’intesa tra Stati Uniti e Iran per far crollare un castello di prezzi costruito sulle sabbie mobili del rischio geopolitico. Il petrolio è entrato in una fase di caduta libera, con il Brent che è scivolato sotto la soglia psicologica dei 100 dollari al barile, un livello che non si toccava dalla fine di aprile e che ha immediatamente innescato un’ondata di vendite tecniche tra i fondi speculativi. L’euforia, se così si può chiamare la frenesia degli investitori davanti a un rincaro della benzina che diminuisce, è stata innescata dalle indiscrezioni riportate da Axios e da altre testate internazionali, secondo cui l’amministrazione Trump — lo ricordiamo, siamo ormai a più di un anno dalla sua rielezione — e i vertici di Teheran starebbero limando un documento in 14 punti per porre fine alle ostilità. Il Wti, il greggio leggero americano, ha subito una correzione ancora più violenta toccando un meno 12%, fermandosi a 90,16 dollari, mentre il suo corrispettivo europeo ha registrato un arretramento dell’11%, attestandosi a 97,74 dollari.
Il nodo dello Stretto di Hormuz, la chiave di volta della vertenza
A pesare sul barile non è soltanto la prospettiva astratta della pace, ma la concreta possibilità di rivedere le petroliere solcare lo Stretto di Hormuz senza il timore di essere fermate o requisite; è lì, in quel passaggio obbligato per un quinto del petrolio mondiale, che si gioca la partita più importante. La notizia che ha fatto precipitare gli indici energetici è legata infatti al presunto backstage diplomatico che vedrebbe gli inviati del presidente Trump — Steve Witkoff e Jared Kushner i nomi fatti dai media americani — dialogare con i funzionari iraniani per trovare una quadra che consenta di revocare le restrizioni alla navigazione. In cambio del via libera alle petroliere, l’Iran dovrebbe accettare un lungo congelamento del proprio programma di arricchimento dell’uranio, una moratoria la cui durata è ancora oggetto di trattativa e che potrebbe assestarsi tra i 12 e i 15 anni, lontana dai 20 richiesti inizialmente da Washington ma anche dai 5 proposti da Teheran. Sul tavolo ci sono anche miliardi di dollari di asset iraniani congelati all’estero, che verrebbero scongelati gradualmente, e un regime di ispezioni a sorpresa da parte dell’Aiea, un meccanismo di verifica che fino a ieri sembrava inaccettabile agli occhi della guida suprema.
La reazione sui mercati è stata fulminea perché il crollo del prezzo ha spazzato via in poche ore quello che gli analisti definiscono il "premio per il rischio"; un extra costo che gli automobilisti e le aziende hanno pagato sulla benzina per settimane, giustificato dalla paura di un blocco completo dello Stretto. Il presidente Trump, dal canto suo, ha già dato un segnale concreto sospendendo temporaneamente l’operazione di scorta militare “Project Freedom”, un’iniziativa appena lanciata per forzare il blocco navale imposto dai pasdaran. Questa sospensione, annunciata con un post sui social, è stata interpretata come il preludio a una firma imminente, anche se fonti vicine alla Casa Bianca hanno precisato che il memorandum è ancora sulla scrivania della leadership iraniana, la quale sembra divisa al suo interno tra falchi e colombe. A peggiorare la discesa del greggio ha contribuito anche il gas naturale, che sul mercato di Amsterdam ha subito una flessione analoga, con le quotazioni scese del 12% a 41,36 euro al megawattora, un sospiro di sollievo per le bollette delle famiglie europee.
Una distensione che ridisegna i flussi energetici globali
Se l’intesa dovesse trovare una ratifica formale nelle prossime ore — e il lasso di tempo indicato dalle fonti è di circa 48 ore per la risposta di Teheran — non si tratterebbe solo di un ritorno alla normalità, ma di un vero e proprio terremoto sugli equilibri dell’Offshore. Bisogna considerare che, a causa del conflitto, una massa enorme di navi mercantili è rimasta bloccata nel Golfo Persico, con circa 23.000 marittimi di 87 nazionalità diverse che hanno subito disagi e ritmi di consegna stravolti. Il ripristino del traffico, anche in caso di firma, non sarà immediato: gli analisti del settore logistico avvertono che per smaltire la coda e riorganizzare le rotte servono comunque settimane, e questo potrebbe limitare parte dell’entusiasmo dei trader nel brevissimo termine. Tuttavia, il semplice annuncio di un framework condiviso ha indotto molti hedge fund a chiudere le posizioni rialziste sul greggio, innescando un effetto valanga sui prezzi che ha travolto anche i mercati azionari collegati all’energia. Le Borse europee hanno reagito positivamente, cavalcando l’onda dell’ottimismo, mentre il rendimento dei titoli di Stato è sceso, segno che gli investitori cercano rifugi più sicuri in attesa di capire se questo cessate il fuoco sarà durevole o solo una pausa.
Resta sullo sfondo, a rendere tutto più fragile, la complessità del dossier nucleare. Il memorandum, che secondo le bozze trapelate è un documento di una sola pagina, servirebbe principalmente a dichiarare la fine della guerra aprendo una finestra di 30 giorni per negoziati più dettagliati; un periodo durante il quale le restrizioni verrebbero allentate gradualmente, ma al termine del quale, se non si trovasse un accordo definitivo, le navi da guerra statunitensi potrebbero tornare a presidiare lo Stretto con la forza. Questa clausola, che per alcuni è una garanzia, per altri è la prova che la tensione è solo sopita, ha comunque sortito l’effetto immediato di riportare il Brent sotto i 100 dollari. Mentre il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, si trovava in Cina per una visita cruciale che precede il summit tra Trump e Xi, i mercati hanno scelto di guardare al bicchiere mezzo pieno, scommettendo su una distensione che, al momento, esiste solo nei corridoi della diplomazia informale.




