Donne e bambini a Gaza, la tregua non ferma le morti e le sofferenze

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   A Gaza, le conseguenze della guerra continuano a colpire soprattutto donne e bambini, nonostante il cessate il fuoco entrato in vigore nell'ottobre 2025. Nel bilancio diffuso da UN Women in occasione dei tre anni dall'inizio del conflitto, quasi 50 mila donne e ragazze palestinesi risultano uccise oppure ferite in modo tanto grave da riportare disabilità permanenti. La tregua non ha eliminato il pericolo per la popolazione civile: gli attacchi e le operazioni militari continuano a provocare vittime, mentre la distruzione delle abitazioni e dei servizi essenziali rende più difficile affrontare le conseguenze della guerra.

La storia di Amani e il dolore delle famiglie palestinesi

Tra le vittime ricordate dall'agenzia delle Nazioni Unite c'è Amani, psicologa palestinese di 35 anni, uccisa insieme ai suoi quattro figli in un raid israeliano. La madre ha chiesto alle operatrici di UN Women di conservarne il ricordo per la persona che era in vita, non soltanto per le circostanze della sua morte. Amani desiderava vedere crescere i propri bambini e aveva costruito la sua vita attorno alla famiglia e al lavoro. La testimonianza, raccontata da Sofia Calltorp, responsabile dell'azione umanitaria dell'organizzazione, restituisce una dimensione personale a una tragedia spesso descritta attraverso statistiche e conteggi delle vittime.

Secondo i dati di UN Women, dall'ottobre 2023 oltre 38 mila donne e ragazze sono state uccise e altre 11.700 hanno riportato lesioni con conseguenze permanenti. Quasi un milione di donne e ragazze è stato costretto a lasciare la propria abitazione; molte vivono ancora in tende o tra le macerie degli edifici distrutti. La perdita della casa si accompagna alla separazione dai familiari, alla precarietà materiale e alla difficoltà di accedere ai servizi essenziali. Anche dopo la riduzione dei combattimenti su larga scala, la vita quotidiana resta segnata dalla necessità di trovare riparo e risorse per sopravvivere.

Bambini uccisi, famiglie spezzate e scuole danneggiate

Il costo umano del conflitto riguarda anche i minori che hanno perso i genitori o sono rimasti senza condizioni adeguate per crescere. Secondo le cifre riportate nel bilancio umanitario, circa 60 mila bambini hanno perso uno o entrambi i genitori durante la guerra o dopo l'avvio della tregua. Il dato descrive una crisi che non si esaurisce con la fine delle operazioni militari più intense: la perdita degli adulti di riferimento espone i più piccoli a nuove difficoltà economiche, psicologiche e sociali, mentre molte famiglie devono ricostruire la propria vita senza una casa sicura e con risorse limitate.

L'istruzione rappresenta uno dei tentativi di ripristinare una parvenza di normalità. Dopo l'accordo, oltre 560 mila bambini sono tornati a frequentare attività scolastiche, anche attraverso più di 200 centri didattici sostenuti dall'UNICEF. Il ritorno in classe avviene però in un territorio nel quale gli edifici scolastici hanno subito danni estesi e numerosi studenti hanno perso anni di apprendimento. Le strutture temporanee permettono di riprendere le lezioni, ma non cancellano gli effetti dei bombardamenti, degli sfollamenti e dell'interruzione prolungata della vita scolastica.

Acqua, assistenza economica e forniture sanitarie

Le organizzazioni umanitarie continuano a sostenere la popolazione con interventi che riguardano i bisogni essenziali. Nel corso dell'anno, l'UNICEF ha fornito aiuti economici attraverso sistemi digitali a oltre 380 mila persone, uno strumento che consente alle famiglie assistite di affrontare parte delle spese necessarie alla sopravvivenza. L'agenzia continua inoltre a garantire acqua potabile a circa 1,2 milioni di persone e a occuparsi della raccolta dei rifiuti solidi. Questi servizi sono fondamentali per ridurre i rischi sanitari in un territorio nel quale la distruzione delle infrastrutture ha compromesso le normali condizioni di vita.

Le difficoltà alimentari rimangono un'altra emergenza. In un aggiornamento del 16 ottobre 2026, l'UNICEF ha avvertito che i progressi nella lotta alla malnutrizione sono fragili e possono essere compromessi dalle interruzioni delle forniture commerciali. Secondo il rapporto dell'agenzia, soltanto un bambino su tre sotto i due anni raggiunge una diversità alimentare minima, mentre la malnutrizione cronica interessa un bambino su otto sotto i cinque anni. L'organizzazione ha chiesto un flusso continuo e prevedibile di merci e aiuti attraverso i valichi, insieme a migliori condizioni abitative per gli sfollati, mentre l'avvicinarsi dell'inverno aumenta le difficoltà di chi vive in tende o edifici non sicuri.

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