Sondaggi politici, il calo del Pd ridisegna gli equilibri interni al campo largo
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Redazione Interno
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Il quadro delle intenzioni di voto, che emerge dalle più recenti rilevazioni demoscopiche aggregate nella Supermedia Youtrend per conto dell’Agenzia Agi, restituisce l’immagine di una fase politica caratterizzata da movimenti tellurici sotterranei più che da vere e proprie esplosioni di consenso, soprattutto per quanto riguarda le opposizioni, dove il seppur lieve arretramento dell’alleanza progressista viene interamente compensato da un inatteso riequilibrio interno.
Se il centrodestra, forte di un saldo 45,8% che sostiene il governo Meloni secondo il sondaggio realizzato da Tecnè per la Dire, sembra godere di una sostanziale stabilità strutturale – con Fratelli d’Italia saldamente attestato al 28,3% e la Lega di Matteo Salvini in affanno al 6,7% – è nel cosiddetto "campo largo" che si assiste al fenomeno più interessante dal punto di vista numerico.
La flessione del Partito Democratico, che raggiunge quota 21,4% segnando così il suo minimo storico dalle ultime elezioni europee di due anni fa, viene infatti quasi interamente assorbita dalla contemporanea risalita del Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte, il quale sfiora la soglia del 13% e si attesta con precisione al 12,9%.
La "sprofondo" del Pd e la crescita apparentemente inarrestabile dei pentastellati
La doccia fredda per Elly Schlein, come qualcuno ha definito questa tornata di rilevazioni, arriva in un momento già particolarmente complesso per la segretaria democratica, che deve fare i conti non solo con una flessione dello 0,8% registrata nell’arco di pochissime settimane, ma anche con la crescente pressione esercitata da Giuseppe Conte, il cui partito risulta essere l’unico, insieme alla nascentissima formazione di Futuro Nazionale, a mostrare segnali di salute evidenti.
Un dato, quest’ultimo, che potrebbe minare silenziosamente la leadership di Schlein all’interno dell’area progressista; mentre il Partito Democratico sprofonda verso quella che molti analisti definiscono una soglia psicologica molto pericolosa (il 20%), il Movimento 5 Stelle capitalizza probabilmente il malcontento di quegli elettori di centrosinistra che cercano un riferimento alternativo alla gestione della segretaria dem.
Le rilevazioni, effettuate in un clima di tensione interna al Nazareno acuito da recenti addii eccellenti (come quello della vicepresidente del Parlamento Europeo, Pina Picierno), fotografano un "sorpasso" solo virtuale: il Pd resta pur sempre il primo partito della coalizione, ma il margine di vantaggio sul principale alleato si è ridotto a meno di nove punti percentuali, un dato che non si vedeva da tempo.
L’effetto Vannacci e la tenuta della coalizione di centrodestra
Spostando l’attenzione sull’area della maggioranza, salta immediatamente all’occhio la tenuta di Giorgia Meloni, la cui leadership viene confermata da una stabilità quasi plastica di Fratelli d’Italia, fermo al 28,3% nonostante le turbolenze geopolitiche internazionali.
Un dato strutturale di resistenza, il suo, che nasconde però alcune crepe nel tessuto della coalizione: Forza Italia arretra lievemente (8,7% secondo la rilevazione Dire-Tecnè), mentre la Lega, ormai stabilmente al palo, continua a perdere frazioni di consenso, attestandosi su valori che non si discostano molto da quelli dei partiti minori.
Una sorpresa in questa fase di apparente immobilismo è rappresentata, infine, dall’exploit di Roberto Vannacci: il generale, con la sua formazione Futuro Nazionale, supera abbondantemente la soglia di sbarramento del 4% toccando punte del 4,4%, rosicchiando consensi principalmente a destra e dimostrando che lo spazio politico a fianco (o subito dopo) la melonianesimo è ancora tutto da esplorare. Un fenomeno, quello di Vannacci, che conferma come la frantumazione del consenso non sia un’esclusiva della sinistra.
Il campo largo regge il confronto diretto nonostante l’emorragia dem
Nonostante il crollo verticale dei dem, il dato aggregato delle coalizioni suggerisce che la sfida elettorale, sulla carta, rimane una questione a due: il centrodestra e il campo largo si fronteggiano con un margine di errore statisticamente irrisorio, dove la maggioranza di governo oscilla tra il 44,1% e il 45,8% mentre le opposizioni rispondono con un corposo 44,1%.
A prevalere, in questa sostanziale fotografia di un equilibrio perfetto, è la capacità dei 5 Stelle di fungere da "polo di attrazione" per i flussi elettorali in uscita dal bacino democratico; quei voti che l’elettorato di centrosinistra sottrae a Schlein, infatti, non vanno ad alimentare direttamente la destra, ma trovano un riparo sicuro sotto l’ombrello del Movimento di Conte.
Una dinamica, questa del "voto utile" interno, che crea un cortocircuito interessante: il campo largo perde complessivamente qualche decimale, arretrando dello 0,2%, ma non implode proprio grazie alla risalita del partner minore, creando così un meccanismo di compensazione che tiene in vita l’alleanza.
La partita, dunque, si gioca ora sulla capacità di tenuta della segretaria dem di fronte a una possibile emorragia verso l’astensionismo o verso la concorrenza pentastellata, mentre al centrodestra rimane il solo rammarico di vedere un alleato come la Lega ridotto ormai a un ruolo di comparsa nel traino traino trascinato da Meloni.




