Droga, la scusa del narcotraffico che non conta per l'attacco al Venezuela

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Le accuse di narcoterrorismo e traffico di stupefacenti, formulate dal tribunale distrettuale di New York e alla base del blitz che ha portato alla cattura di Nicolás Maduro e della moglie Cilia Flores, appaiono come un pretesto secondo gli esperti del settore. Antonio Nicaso, saggista e studioso delle mafie, sostiene che il Venezuela non ricopra alcun ruolo di rilievo nel narcotraffico internazionale, il che renderebbe ingiustificato l’attacco voluto dal presidente degli Stati Uniti Trump. Le sue analisi, condivise con il procuratore Nicola Gratteri nel volume “Cartelli di sangue”, smontano l’assunto principale utilizzato per giustificare l’operazione militare, indicando come la motivazione della lotta alla droga sia stata strumentalizzata.

L'operazione lampo e il vuoto di potere

In quarantasei secondi, nel cuore della notte di sabato, le forze statunitensi hanno cambiato il destino del Paese sudamericano. Missili e razzi hanno colpito installazioni a Caracas e in altre province, in un’azione che ha lasciato sul campo colonne di fumo e, soprattutto, una nazione priva del suo leader. Maduro, ammanettato, è stato trasferito sulla nave militare Uss Iwo Jima, diretto verso lo stesso carcere di Brooklyn che ha ospitato personaggi come El Chapo e Ghislaine Maxwell, mentre la prima lady Cilia Flores è stata condotta nello stesso penitenziario. L’azione, definita da Trump come una riconquista del Paese, ha creato un immediato vuoto di potere, lasciando il Venezuela in uno stato di shock e di incertezza istituzionale senza precedenti.

La posizione ambivalente dell'Europa

Oltreoceano, la reazione europea si è caratterizzata per un equilibrismo diplomatico, nel tentativo di non condannare esplicitamente l’azione americana ma di prendere allo stesso tempo le distanze. La Spagna, per via dei legami storici con l’America Latina, è stata la prima a muoversi, offrendo i propri “buoni uffici” per una mediazione finalizzata a una “soluzione pacifica e negoziata”. Madrid, del resto, non aveva riconosciuto la legittimità delle elezioni del 28 luglio 2024, che avevano sancito la rielezione di Maduro, e questa premessa ha permesso al governo spagnolo di mantenere una posizione critica verso il metodo dell’assalto, pur senza schierarsi a difesa del presidente venezuelano.

Le incognite di una crisi annunciata

L’arresto dei due coniugi, avvenuto con un’incursione militare in piena regola sul territorio di uno stato sovrano, solleva interrogativi di diritto internazionale e segna un punto di non ritorno nelle relazioni tra Washington e Caracas. La detenzione in un penitenziario federale statunitense, destinata a personaggi celebri della cronaca nera, equipara il leader venezuelano a criminali condannati per reati gravissimi, prima ancora che il processo abbia inizio. L’operazione, presentata come un trionfo della lotta al narcoterrorismo, poggia su basi che gli specialisti considerano fragili, trasformando quella che era una crisi politica ed economica in un conflitto dalle conseguenze ancora tutte da decifrare.

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