Debito Usa a 40.000 miliardi, i grafici che spiegano il nuovo record e lo tsunami sui mercati
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Redazione Economia
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Il debito pubblico lordo degli Stati Uniti ha ufficialmente superato per la prima volta nella storia la soglia dei 40.000 miliardi di dollari, un traguardo che, sebbene per certi versi simbolico, arriva in un momento di estrema tensione per i mercati finanziari globali. Secondo i dati diffusi dal Tesoro americano, l'ammontare complessivo del debito in essere ha toccato i 40.047 miliardi di dollari martedì 18 agosto, segnando un incremento di 60 miliardi rispetto al giorno precedente e accendendo i riflettori su una dinamica di spesa pubblica che sembra aver preso il largo, alimentata da voci di bilancio sempre più pesanti come la difesa, la previdenza sociale e, in particolare, il servizio degli interessi sul debito stesso.
Il peso degli interessi e la crisi di fiducia
A preoccupare gli analisti non è tanto il numero tondo in sé, quanto la velocità con cui questa montagna di debito continua a crescere e il costo che il governo federale deve ora sostenere per finanziarla. Gli interessi passivi sul debito pubblico rappresentano ormai una delle voci di spesa più ingenti del bilancio statunitense, con un esborso annuo che ha superato abbondantemente i 1.000 miliardi di dollari, una cifra che da sola basterebbe a finanziare interi settori dello stato sociale o programmi infrastrutturali di ampio respiro.
Questa dinamica, in un contesto di tassi di interesse ancora elevati nonostante le recenti speculazioni su un taglio da parte della Federal Reserve, sta mettendo sotto pressione l'intero sistema, alimentando un circolo vizioso per cui per pagare gli interessi sul debito esistente lo Stato è costretto a indebitarsi ulteriormente, facendo schizzare verso l'alto i rendimenti dei Treasury a lunga scadenza, che hanno toccato all'inizio della settimana i massimi da diversi anni a questa parte.
L'effetto domino sull'Europa e le tensioni globali
L'instabilità che sta scuotendo il mercato del debito americano, tuttavia, non è più un problema confinato entro i confini di Washington, ma rischia di tradursi in una tempesta perfetta per le economie europee, già alle prese con le loro fragilità.
Il rialzo dei rendimenti dei Treasury, infatti, esercita una pressione al rialzo sui rendimenti dei titoli di Stato europei, rendendo più costoso il finanziamento del debito anche per paesi come l'Italia, la Francia o la Spagna, e risucchiando capitali verso il mercato statunitense in un momento in cui l'economia del vecchio continente mostra segnali di rallentamento.
A questo quadro, già di per sé complesso, si aggiungono le preoccupazioni per un'inflazione che non accenna a rientrare del tutto nelle previsioni e per le tensioni geopolitiche che, come un mantra, tornano a far salire il prezzo delle materie prime e a complicare le strategie delle banche centrali, con la corsa al riarmo e il conflitto in Medio Oriente che rappresentano due variabili impazzite difficili da inquadrare nei tradizionali modelli economici.
L'analisi dei cinque grafici chiave
Per comprendere appieno la portata di questo nuovo record e le sue possibili implicazioni, gli economisti si affidano a cinque grafici che raccontano altrettanti aspetti cruciali di questa crisi annunciata. Il primo grafico mostra l'evoluzione storica del debito dagli anni Ottanta a oggi, evidenziando come la curva abbia subito un'accelerazione brutale in corrispondenza delle crisi finanziarie e, più recentemente, delle politiche fiscali espansive che hanno contraddistinto le ultime amministrazioni.
Il secondo si concentra sulla composizione degli investitori in titoli del Tesoro, con un peso crescente dei fondi pensione e degli investitori internazionali, che potrebbero riconsiderare le loro strategie di allocazione se la percezione del rischio sovrano dovesse peggiorare. Il terzo grafico mette in relazione la crescita del debito con il Pil, un rapporto che, seppur non ai massimi storici, continua a viaggiare su livelli considerati insostenibili per un'economia avanzata in tempo di pace.
Il quarto e il quinto grafico, infine, analizzano rispettivamente l'andamento dei rendimenti obbligazionari e il deficit primario, ovvero la differenza tra entrate e uscite al netto degli interessi, offrendo uno spaccato di quelle che sono le reali prospettive di sostenibilità del debito nel medio periodo, senza le quali qualsiasi dibattito sulla soglia dei 40.000 miliardi rischia di restare ancorato a una dimensione pamente numerica e di poco conto.
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