Debito Usa a 40.000 miliardi, il Tesoro prova a correre ai ripari ma i mercati non ci credono

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il debito pubblico degli Stati Uniti ha superato per la prima volta nella storia la soglia dei 40.000 miliardi di dollari, toccando quota 40.047 miliardi secondo i dati diffusi dal Dipartimento del Tesoro. Un traguardo simbolico, certo, ma che assume contorni ben più preoccupanti se rapportato al prodotto interno lordo: il rapporto debito/PIL si attesta infatti oltre il 120%, un livello che non si registrava dalla fine della Seconda Guerra Mondiale e che colloca il paese in una posizione di fragilità fiscale senza precedenti in tempo di pace.

A pesare sul gigantesco stock di passività contribuiscono molteplici fattori: le spese militari, i costi del welfare, il servizio del debito che divora una fetta sempre più ampia del bilancio federale e i tagli alle imposte voluti dall'amministrazione Trump, in un quadro che gli economisti definiscono ormai di "snowball effect", ovvero di crescita esponenziale del debito che si autoalimenta.

Il buyback dei Treasury non placa i mercati

Proprio mentre il dato record faceva il giro del mondo, il segretario al Tesoro Scott Bessent ha provato a gettare acqua sul fuoco con un annuncio che mirava a rassicurare gli investitori: il programma di riacquisto dei titoli di Stato a lunga scadenza, i cosiddetti buyback, verrà rafforzato e potrebbe superare i 4 miliardi di dollari per emissione già comunicati mercoledì.

L'obiettivo dichiarato è quello di migliorare la liquidità del mercato secondario e, soprattutto, di arginare la corsa dei rendimenti che ha portato il trentennale a toccare i massimi da quasi vent'anni a questa parte. Eppure, l'effetto dell'annuncio è durato lo spazio di un mattino: i Treasury hanno rapidamente cancellato i guadagni e i rendimenti sono tornati a salire, con il tasso sul decennale che si è riportato su livelli critici, a dimostrazione che il mercato guarda con scetticismo alla strategia di Bessent.

La sfida di Bessent tra fondamentali e segnali di debolezza

In un'intervista alla Cnbc, Bessent ha cercato di minimizzare la portata del traguardo raggiunto dal debito, definendolo un "grande numero" ma sottolineando che non esiste una soglia "magica" oltre la quale scatta l'allarme. Secondo il segretario al Tesoro, i rendimenti attuali non rifletterebbero i fondamentali dell'economia statunitense, e il programma di buyback va letto come un segnale per "non fare trading sui titoli dei giornali" durante un periodo di mercato tradizionalmente tranquillo come agosto.

Al di là delle rassicurazioni di facciata, però, la mossa del Tesoro tradisce una certa inquietudine: gli esperti hanno accolto con scetticismo l'ipotesi di un intervento massiccio, facendo notare come l'acquisto di titoli da parte del governo rischi di essere letto come un atto di "disperazione" e di complicare il lavoro della Federal Reserve nella sua lotta all'inflazione. Se la mossa è quella di un'operazione di "Operation Twist" in piccolo, il suo impatto potrebbe rivelarsi limitato e addirittura controproducente.

La scalata al debito e il nodo della crescita

La strada per arrivare a 40.000 miliardi è stata lastricata da una crescita del debito che ha subito un'accelerazione impressionante: dai 30.000 miliardi del gennaio 2022 si è passati agli attuali 40.000 in poco più di quattro anni e mezzo, con un incremento di 10.000 miliardi che ha scavalcato l'intera economia del paese, essendo superiore al PIL annuo.

Un'impennata che non trova giustificazione in una crisi immediata, ma che è figlia di un trend ormai strutturale fatto di deficit persistenti e di una spesa per interessi che nel solo primo semestre dell'anno fiscale 2026 ha raggiunto i 529 miliardi di dollari, una cifra pari alla somma delle spese per la difesa e l'istruzione messe insieme.

L'unica via di fuga indicata da Bessent sembra essere quella della crescita economica: "Dovremo crescere per uscirne", ha dichiarato, annunciando per la fine della settimana un nuovo piano di "consolidamento fiscale" voluto direttamente dal presidente Trump. Un'uscita che molti analisti giudicano però illusoria, dato che la crescita, da sola, difficilmente potrà colmare un divario fiscale di queste dimensioni senza un serio intervento sulla spesa pubblica.

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