Giacomel: «Devastante fermarsi. Ho frustrazione, rabbia, delusione. Ci riprovo tra quattro anni»

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Redazione Sport Redazione Sport   -   L’aria frizzante di Anterselva, che per un’ora aveva profumato di impresa, si è gelata all’improvviso in un silenzio irreale, rotto solo dal crepitio delle bandiere norvegesi. Sembrava la gara di Tommaso Giacomel, la Mass Start che doveva regalargli quel sigillo olimpico individuale finora solo sfiorato. I primi due poligoni, con dieci centri su dieci, erano stati una dichiarazione d’intenti: una precisione chirurgica che, unita alla spinta poderosa sugli sci, lo proiettava al comando della corsa, con il pubblico italiano già in visibilio per quello che appariva come l’inizio di un assolo da podio -2. Poi, l’incantesimo si è spezzato. Senza alcun preavviso, il suo passo si è fatto via via più incerto all'inizio del terzo giro, trasformandosi quasi in una passeggiata a bordo pista, fino alla decisione, inevitabile e drammatica, di fermarsi. Una resa amara, maturata nel giro di pochi, interminabili secondi, che ha lasciato sgomenti gli spettatori e i tecnici azzurri, impotenti di fronte alla violenza improvvisa di un malore che ha stravolto il sogno di una medaglia.

Il racconto di quanto accaduto porta la firma dello staff medico e dello stesso allenatore di tiro della squadra maschile, Fabio Cianciana, che ha cercato di fare chiarezza tra la paura e la delusione. L’azzurro, come spiegato dalla Federazione, ha accusato un improvviso dolore al fianco, un problema che ne ha compromesso la capacità respiratoria e, di conseguenza, l’azione di spinta -3. Cianciana ha voluto subito placare le ansie, confermando che Giacomel, dopo essersi accasciato, è stato prontamente assistito e ha ripreso conoscenza, scendendo con le proprie gambe al primo controllo medico. Sebbene il verdetto della pista fosse già scritto, con Lukas Hofer, alla sua ultima gara in carriera, chiusa in venticinquesima posizione e Nicola Romanin ventottesimo, l’attenzione si è subito spostata dalle gerarchie della classifica alla salute dell’atleta di Vipiteno, portato a fondo valle per accertamenti più approfonditi.

Poche ore dopo lo choc, è arrivata la voce diretta di Tommaso Giacomel a infrangere il muro di preoccupazione, lasciando però emergere tutta la sua disillusione. In un messaggio social, il venticinquenne ha descritto con parole crude ciò che ha provato: “Subito dopo il secondo poligono, il mio ha smesso di funzionare correttamente”, ha scritto, parlando di una sensazione mai provata prima, la peggiore della sua vita -1. Il racconto dell’atleta restituisce la dimensione umana di un dramma sportivo, fatto di frustrazione, rabbia e una delusione tanto profonda quanto devastante. “Ho cercato di sciare lentamente – ha proseguito – ma il mio corpo non me lo permetteva più”. In quel lento procedere lungo il tracciato di casa, Giacomel ha dovuto elaborare in tempo reale la fine anticipata dei suoi Giochi, accettando l’inaccettabile: la resa di fronte a un corpo che non rispondeva più ai comandi.

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