Investì e uccise l’uomo che le aveva rubato la borsetta: chiesto l’ergastolo per Cinzia Dal Pino
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
L’hanno definita “volontà omicidiaria”, una determinazione tanto lucida quanto spietata che avrebbe trasformato un inseguimento in una esecuzione sommaria. La pubblico ministero Sara Polino, al termine di un’udienza che si è tenuta davanti alla Corte d’Assise di Lucca, ha formalizzato la richiesta di condanna all’ergastolo per Cinzia Dal Pino, l’imprenditrice balneare di 65 anni (secondo alcuni resoconti, invece, di 67) finita al centro di un caso giudiziario che, ormai da mesi, tiene banco nelle cronaca della Versilia.
L’accusa, che ricalca fedelmente la gravità degli eventi accaduti nella notte tra l’8 e il 9 settembre 2024 nel quartiere Darsena di Viareggio, si basa su un assunto preciso: l’imputata non avrebbe semplicemente cercato di fermare Noureddine Mezgui, il 52enne marocchino che le aveva appena sottratto una borsa dall’auto, ma lo avrebbe fatto con l’intenzione di aggredirlo e sopraffarlo, trasformando il suo Suv in un’arma letale.
Le immagini dell’inseguimento e le accuse della procura
La scena, immortalata dalle telecamere di videosorveglianza di via Coppino e divenuta elemento centrale dell’istruttoria, ritrae una dinamica che difficilmente potrebbe essere scambiata per un tentativo maldestro di difesa personale. Si vede, infatti, il grande Suv bianco che raggiunge l’uomo – il quale camminava a piedi, probabilmente ignaro – e lo travolge, per poi effettuare più manovre avanti e indietro sul corpo esanime.
Il pm Polino ha sottolineato come questa condotta esuli completamente dai limiti della legittima difesa: non vi sarebbe stata alcuna chiamata ai soccorsi, né una frenata tempestiva, ma piuttosto una vera e propria azione punitiva. Secondo l’accusa, Dal Pino avrebbe agito per farsi giustizia da sola, mossa da un intento punitivo che ha trasformato il furto di una borsetta (un bene, per quanto personalmente sentito, di valore limitato) in un omicidio volontario pluriaggravato dalla crudeltà, dai futili motivi e dalla minorata difesa della vittima.
La perizia psichiatrica esclude vizi di mente
Un pilastro fondamentale su cui si regge la richiesta della procura – che ha chiesto la pena massima prevista dall’ordinamento – è rappresentato dagli esiti della perizia psichiatrica disposta dal tribunale. Gli specialisti incaricati, il neurologo Stefano Ferracuti e lo psichiatra Renato Ariotti, hanno avuto il compito di accertare se, al momento del tragico fatto, l’imprenditrice fosse capace di intendere e di volere o se, al contrario, versasse in uno stato tale da offuscare la sua coscienza e volontà.
La difesa, nel tentativo di scongiurare l’ergastolo e di ottenere una riqualificazione del reato (ad esempio verso l’eccesso colposo di legittima difesa), aveva infatti paventato i possibili effetti debilitanti di alcune patologie – come le apnee notturne – unitamente all’uso di specifici farmaci che, a loro dire, avrebbero potuto alterare le percezioni della donna in quella concitata serata.
La consulenza, tuttavia, è stata categorica nel negare l’esistenza di qualsiasi “vizio di mente”, certificando che la Dal Pino era pienamente lucida e consapevole dell’atto che stava commettendo mentre premeva l’acceleratore.
Verso la sentenza: cosa si gioca nell’udienza dell’11 giugno
Il processo, che ha vissuto momenti di alta tensione anche per la risonanza mediatica della vicenda (le immagini dell’investimento fecero il giro del web in poche ore), è ora entrato nel suo momento cruciale. Dopo la requisitoria della pm e gli interventi delle parti civili – i familiari di Mezgui, assistiti dagli avvocati Enrico Carboni e Gianmarco Romanini, hanno chiesto giustizia per il congiunto – è stata la volta della difesa dell’imprenditrice, affidata al professore Enrico Marzaduri.
I legali hanno tentato di contrastare la richiesta dell’accusa sostenendo la tesi del “fermare l’uomo senza volerlo uccidere”, cercando di introdurre attenuanti generiche che possano allontanare lo spettro dell’ergastolo. La Corte d’Assise, presieduta dalla giudice Nidia Genovese, ha comunque bisogno di tempo per ponderare le decisioni: dopo aver ascoltato le ultime repliche, l’udienza è stata aggiornata.
La lettura del verdetto, che determinerà se Cinzia Dal Pino trascorrerà il resto della sua vita dietro le sbarre o se otterrà una condanna minore, è stata fissata per il prossimo 11 giugno.




