Attacco aereo su base israeliana, droni iraniani e razzi di Hezbollah

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L'attacco aereo contro la base della brigata Golani a Benyamina, situata a sud di Haifa, rappresenta uno degli episodi più letali per Israele dopo il 7 ottobre. Questo evento, che ha visto l'impiego di droni iraniani, ha sollevato timori tra i militari e gli osservatori, i quali temono che possa segnare l'inizio di un cambio di paradigma nella sicurezza della regione. Domenica scorsa, un drone di Hezbollah ha sfondato il tetto del refettorio della base, causando la morte di quattro soldati e il ferimento di decine di altri. La base, considerata inviolabile e protetta dai radar e dal sistema di difesa antimissile Iron Dome, è stata colpita in modo inaspettato, dimostrando che il cielo israeliano non è più inviolabile.

Hezbollah ha rivendicato l'attacco, dichiarando di aver lanciato una "salva di razzi" sulla città di Safed e su una vicina base militare nel nord di Israele. Durante la giornata, l'organizzazione ha affermato di aver preso di mira anche diversi carri armati e bulldozer israeliani nei villaggi di confine nel sud del Libano. Inoltre, Hezbollah ha dichiarato di aver abbattuto un secondo drone israeliano, dopo quello colpito in mattinata, aggiungendo che è stato visto "bruciare" in territorio israeliano.

L'attacco aereo su Benyamina, situata a 60 chilometri a sud della frontiera con il Libano, ha colpito un obiettivo considerato altamente protetto. La base, difesa dai radar che sorvegliano tutto il territorio e dall'apparente inviolabile cupola di Iron Dome, è stata violata in modo sorprendente. Questo evento ha messo in luce le vulnerabilità del sistema di difesa israeliano, che si attiva ogni volta che un oggetto considerato ostile o pericoloso compare nei cieli di Israele o si dirige verso il suo territorio.

In un post sui social, Hezbollah ha affermato che un "grande bombardamento di razzi" è stato lanciato su Safed e che razzi sono stati lanciati anche contro le posizioni di artiglieria israeliane in due delle altre tre aree nel nord che sono state prese di mira.

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