Incidente Tuscolana, l’ex compagno della vittima: «Ora devo pensare a mia figlia»
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Redazione Interno
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Alessandro L., il padre di Anastasia, si è presentato al pronto soccorso pediatrico del Policlinico Umberto I con il volto ancora segnato dallo shock, quello stesso volto che – racconta a chi gli sta vicino – ha dovuto conservare la compostezza per un compito atroce: «Stamattina ho dovuto riconoscere io il Corpo della mia ex compagna Patrizia». La madre delle sue due figlie, Patrizia Trabucco, 51 anni, è morta sul colpo nel frontale di venerdì notte a Vermicino, il quartiere che si stende lungo la via Tuscolana e che ormai, da quel tragico venerdì, è sinonimo di lamiere contorte e sirene spente. L’uomo, visibilmente provato, trova però una ragione – se così si può definire – per non crollare del tutto: le ragazze, Anastasia (21 anni) e la piccola Masha (11 anni, nata da un’altra relazione della donna), sono salve. «Sono sconvolto, ma per fortuna le ragazze stanno bene», ha detto con voce rotta, mentre i medici del policlinico monitoravano le condizioni della minore, rimasta ferita nello schianto.
Due vittime, una notte di fuoco sulla Tuscolana
Lo scontro frontale è avvenuto intorno alle 23 di venerdì, all’altezza del civico 2122, una zona che di fatto segna il confine labile tra i Castelli Romani e Torre Gaia. Sull’asfalto, due auto coinvolte: la Fiat Punto guidata da Patrizia Trabucco e un’altra vettura, una Fiat 500, sulla quale viaggiava come passeggero Damiano Atzeni, un ragazzo di 16 anni. Per lui non c’è stato scampo: è la seconda vittima di quella stessa carambola, il suo estratto dalle lamiere dopo minuti interminabili dai vigili del fuoco, arrivati sul posto insieme al 118 e alla polizia locale per i rilievi del caso. Sulle due auto viaggiavano in totale cinque persone; il bilancio parla di due morti e tre feriti gravi, tra cui la piccola Masha, che aveva solo 11 anni e che si trovava con la madre e la sorella maggiore.
Strade di sangue: otto morti in meno di ventiquattr’ore
Quello di Vermicino, per quanto drammatico, non è stato però un caso isolato. Un intero fine settimana – quello appena trascorso – si è trasformato in una sequela di asfalto insanguinato: sette incidenti mortali hanno provocato otto vittime e sedici feriti in meno di ventiquattr’ore. Un tributo altissimo, pagato soprattutto dai giovanissimi: tra i deceduti, oltre al sedicenne Damiano, figurano infatti un diciannovenne e un ventisettenne. Le dinamiche cambiano da un sinistro all’altro – frontali, uscite di strada, tamponamenti a catena – ma il denominatore comune resta la ferocia improvvisa di uno scontro che nessuno, mettendosi al volante, si aspetta di vivere. I numeri, in questi casi, parlano da soli: otto bare, sedici letti d’ospedale, e famiglie che si trovano a dover fare i conti con un vuoto che nessuna assicurazione potrà mai coprire.
I soccorsi e la macchina dei rilievi
I vigili del fuoco, intervenuti poco prima della mezzanotte, hanno impiegato diversi minuti per estrarre i corpi rimasti incastrati tra le lamiere contorte della Punto e della 500. Un lavoro lento, metodico, reso ancora più angoscioso dal silenzio che si era improvvisamente impossessato del crocevia. Sul posto, gli agenti della polizia locale hanno poi eseguito i rilievi per cercare di ricostruire l’esatta dinamica del frontale: non è chiaro se un sorpasso azzardato, una distrazione o un malore abbiano fatto sì che due auto finissero l’una contro l’altra a quella stessa ora, su quella stessa strada. Quello che si sa è che Patrizia Trabucco era al volante della Punto, e che Damiano Atzeni era il passeggero della Fiat 500. Due esistenze spezzate nello stesso istante, senza neppure il tempo di un freno.




