McLaren torna sul podio a Suzuka, ma Stella avverte: “Dobbiamo migliorare il telaio”
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Redazione Sport
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Si è chiuso con un podio, il primo della stagione, il Gran Premio del Giappone per la McLaren, terzo appuntamento del mondiale di Formula 1. Dopo un avvio di campionato da incubo, contraddistinto dal ritiro in Australia e dalla mancata partenza in Cina per entrambi i piloti, la scuderia britannica ha finalmente potuto esprimere il proprio potenziale sul tracciato di Suzuka, grazie al secondo posto conquistato da Oscar Piastri. Una gara estremamente solida da parte dell’australiano, che ha saputo trasformare la delusione dei primi due week-end—dove era rimasto fermo ai box per un guasto elettrico e per un incidente nel giro di ricognizione—in una prestazione di carattere, rimanendo costantemente nel vivo della lotta per la vittoria.
A livello tecnico, il Gran Premio ha però messo in risalto due elementi diametralmente opposti. Da un lato, c’è il paradosso Mercedes: nonostante le difficoltà in partenza—amplificate nel caso del poleman Kimi Antonelli da uno stacco della frizione non preciso che lo ha fatto sprofondare in sesta posizione—la W17 ha dimostrato ancora una volta una capacità di recupero impressionante, sfruttando, grazie anche alla sua power unit, una superiorità in termini di efficienza che le ha permesso di riprendersi il comando delle operazioni. Dall’altro, c’è il ritorno alla competitività della McLaren campione del mondo in carica, che dopo la débâcle cinese ha ritrovato il ritmo gara. La MCL40, complice una miglior comprensione del propulsore Mercedes dopo i problemi di integrazione elettronica visti in precedenza, è riuscita a mettere in difficoltà le Frecce d’Argento, quantomeno nel primo stint.
Proprio su questo aspetto, il team principal Andrea Stella ha voluto mantenere i piedi per terra nonostante la soddisfazione. In un’analisi lucida rilasciata al termine della competizione, il manager italiano ha spiegato come la velocità mostrata in Giappone abbia rappresentato una piacevole sorpresa anche per il muretto, ma ha subito indirizzato l’attenzione verso ciò che ancora non funziona a dovere. La vettura, seppur capace di tenere testa a George Russell nella fase iniziale, sconta ancora un deficit a livello di telaio, un’area in cui Mercedes e persino la Ferrari—nonostante un motore meno potente—sembrano godere di un vantaggio strutturale, specialmente in termini di carico aerodinamico e grip meccanico.
Il fattore sorpresa e il rammarico per la Safety Car
L’andamento della gara è stato profondamente segnato dal tempismo della Safety Car, entrata in pista al ventiduesimo passaggio a seguito dell’impatto di Oliver Bearman. La vettura di sicurezza ha di fatto favorito Kimi Antonelli, che poté effettuare la sosta senza perdere tempo, scavalcare Piastri e gestire poi il resto della corsa. Per Stella, l’episodio ha rappresentato un classico “what if” tecnico: da un lato, il diretto interessato ha ammesso come forse il distacco finale di quindici secondi rifletta la reale superiorità della W17 in aria pulita; dall’altro, i dati raccolti nella prima parte di gara—quando Piastri riusciva a tenere a bada Russell e addirittura ad aprire un piccolo margine—alimentano la convinzione che, senza l’interruzione, la lotta per il gradino più alto del podio sarebbe potuta restare aperta fino alla bandiera a scacchi.
Non si è trattato solo di fortuna, però. Il team di Woking ha dimostrato di aver fatto passi da gigante nell’ottimizzazione della power unit. Se a Melbourne e Shanghai la gestione dell’energia elettrica aveva creato intoppi e ritiri, a Suzuka la vettura ha mostrato una maggiore fluidità, riuscendo a contrastare efficacemente le altre monoposto spinte dalla stessa unità di Brixworth. Oscar Piastri, al suo primo Gran Premio completo del 2026, ha sfruttato questa ritrovata affidabilità per esprimere il proprio potenziale, riuscendo a sorprendere persino i rivali: mentre il compagno Lando Norris concludeva quinto, l’australiano ha portato a casa punti pesanti che permettono alla scuderia di riagganciarsi al gruppo di testa dopo un avvio difficile.
Un punto di partenza, non di arrivo
Nonostante il risultato positivo, in casa McLaren non c’è spazio per l’autocompiacimento. Andrea Stella, seppur fiducioso, ha voluto ribadire con forza la linea da seguire nelle prossime gare. La velocità di punta e la gestione della power unit sono tornate a essere un’arma, ma il telaio rimane il punto debole su cui concentrare lo sviluppo. Il confronto con le vetture rivali, in particolare nei settori misti e nelle curve veloci, evidenzia ancora un margine di miglioramento non indifferente.
“Dobbiamo continuare a lavorare sul telaio, la velocità c’è”—ha chiosato il team principal, riassumendo lo stato d’animo di una squadra che, pur assaporando il primo successo parziale della stagione, è consapevole di dover recuperare terreno sul piano della pura efficienza aerodinamica. Suzuka ha rappresentato la ripartenza, ma il cammino verso la vetta della categoria, dove la Mercedes continua a fare la differenza con la sua combinazione di potenza e stabilità, è ancora lungo e richiederà un’intensa attività di sviluppo nei prossimi appuntamenti.




