La McLaren torna a farsi sentire, Piastri infila le Mercedes nelle libere di Suzuka
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Redazione Sport
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L’ultimo appuntamento prima della lunga pausa forzata – quella dovuta alla cancellazione dei Gran Premi in Bahrain e Arabia Saudita – ha preso il via sul tracciato di Suzuka con una gerarchia che, almeno sulla carta, sembrava ormai consolidata. E invece il venerdì giapponese ha subito restituito un quadro meno scontato, se non proprio rivoluzionato, certamente animato da quel margine di incertezza che rende la Formula 1 così incline a smentire le proprie stesse gerarchie. Dopo aver chiuso la prima sessione con il solito, inesorabile uno-due firmato Mercedes (George Russell davanti a Kimi Antonelli per ventisei millesimi), la seconda ora di attività ha visto emergere prepotentemente Oscar Piastri, autore di un 1’30”133 che ha permesso alla McLaren di inserirsi con decisione nella battaglia che finora sembrava appannaggio esclusivo delle frecce d’argento.
La prestazione dell’australiano, forse la più convincente da inizio stagione per il team di Woking, ha un valore particolare se contestualizzata nel percorso di affinamento che la scuderia sta portando avanti con la Power Unit Mercedes. Il crono di Piastri, infatti, infligge novantadue millesimi alla monoposto di Antonelli – reduce dalla prima, storica vittoria in carriera a Shanghai – e duecentocinque a quella di Russell, incapace di ristabilire le gerarchie interne al box di Toto Wolff. La MCL40, almeno sul giro secco, ha mostrato una confidenza con l’asfalto nipponico che nelle precedenti uscite stagionali era parsa più sfumata, quasi come se il lavoro di messa a punto stia finalmente ricomponendo i pezzi di un mosaico tecnico rimasto incompleto nelle prime due tappe del mondiale.
Ma se da un lato Piastri raccoglie i frutti di un venerdì finalmente positivo, dall’altro lato del box la situazione appare decisamente più travagliata. Lando Norris, infatti, ha trascorso gran parte della seconda sessione fermo ai box per una perdita al sistema idraulico, un problema che ha costretto i meccanici a un intervento lungo e che ha limitato il britannico a pochi giri nel finale, appena sufficienti per strappare il quarto tempo a oltre mezzo secondo dal compagno. Un’immagine, questa, che restituisce una McLaren ancora a due facce: quella veloce e reattiva quando tutto funziona, quella fragile e imprevedibile quando l’affidabilità, come già accaduto in Cina, torna a farsi sentire.
La Mercedes, dal canto suo, ha confermato di possedere ancora il passo gara più solido e costante: sia Antonelli che Russell hanno lavorato con la mescola media e dura mostrando una progressione millimetrica nei long run, un segnale inequivocabile della bontà di un progetto tecnico che al momento appare il più maturo del lotto. La W17 gestisce le gomme senza scomporsi, attacca i cordoli senza innescare surriscaldamenti, insomma fa quello che ci si aspetta da una monoposto con ambizioni di Titolo. L’unica, parziale, crepa in questo quadro di sostanziale solidità è arrivata proprio da Russell, il quale ha lamentato via radio una perdita di velocità sul rettilineo – tra i 55 e i 60 km/h in meno all’arrivo della 130R – dovuta presumibilmente a una gestione non ottimale della fase di recupero energetico, un tema, questo, destinato a diventare centrale con il nuovo regolamento.
E proprio il nuovo regolamento, va detto, ha già acceso più di un dibattito in questo avvio di stagione. Il confronto tra il miglior giro di Russell e il riferimento cronometrico di Lando Norris del 2025 ha messo in evidenza un’anomalia tecnica piuttosto evidente: le vetture, nell’allungo che conduce verso la 130R, accusano un crollo improvviso di velocità dovuto all’esaurimento della spinta elettrica, costringendo i piloti a gestire l’energia più che a spingere sul pedale. Un paradosso, se si considera che Suzuka è tradizionalmente il tempio della velocità e del coraggio nei tratti in appoggio, oggi trasformato in un esercizio di calcoli e risparmio.
La Ferrari, nel frattempo, insegue. Charles Leclerc ha chiuso con il quinto tempo, Lewis Hamilton con il sesto, entrambi a oltre sette decimi dal vertice, un distacco che sul giro secco rischia di diventare incolmabile in qualifica. Più che il dato cronometrico, a preoccupare in casa Maranello è il feeling dei piloti con la SF-26: nervosa nel primo settore, quella parte più tecnica e guidata del circuito, la vettura ha mostrato una tendenza al sovrasterzo con Leclerc e una mancanza di fiducia con l’anteriore per Hamilton, che via radio non ha nascosto le difficoltà nel trovare il limite. I long run, seppur più regolari di quelli della McLaren, non hanno comunque raggiunto i ritmi imposti dalle Mercedes, lasciando intendere che il ruolo di terza forza sia al momento la prospettiva più realistica per il weekend.




