Il giorno di riposo di Bastoni tra i social blindati e le parole di Bergomi e Costacurta

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La domenica di Alessandro Bastoni, trascorsa nella sua casa in provincia di Bergamo lontano dal caos del giorno prima, non è stata un semplice giorno di pausa dagli impegni agonistici concessa da Cristian Chivu alla squadra, quanto piuttosto un obbligato rifugio da quella bufera mediatica e, quel che è peggio, da quell’ondata di insulti e minacce che gli sono piovute addosso dopo la partita contro la Juventus -3. Il difensore nerazzurro, al centro delle polemiche per l’episodio che ha portato all’espulsione di Pierre Kalulu, ha scelto di proteggere sé e la propria famiglia silenziando i commenti sui propri profili social, una decisione presa dopo che il livello delle offese, molte delle quali indirizzate anche alla moglie Camilla Bresciani e alla figlia, aveva ormai superato ogni immaginabile limite di sopportazione -10.

L’analisi di Bergomi tra trance agonistica e la necessità di porgere scuse

Nel dibattito che infuria da ore, si è inserito con equilibrio Beppe Bergomi, il quale, ospite de Il Club su Sky Sport, ha provato a leggere la complessa situazione del suo erede nella difesa interista con uno sguardo che non si ferma alla mera superficie del gesto tecnico. L’ex capitano, pur senza giustificare l’accaduto, ha parlato di una sorta di "trance agonistica" che avrebbe potuto trasfigurare il volto del ragazzo nel momento in cui l’arbitro La Penna ha estratto il cartellino rosso nei confronti del francese, trasformando un’istintiva e incontrollabile reazione in quella scena che tanto ha fatto discutere -1. Conoscendo la sensibilità del calciatore, Bergomi ha sottolineato come probabilmente qualcuno, nell’immediato, avrebbe dovuto consigliargli di andare a parlare con l’avversario o comunque di chiarire la dinamica, ma ha aggiunto che, nonostante tutto, esiste sempre la possibilità e il tempo per chiedere scusa -1.

Lo sfogo di Costacurta e la delusione per un gesto inaspettato

A fargli eco, o meglio a esprimere un pensiero in parte diverso, è stato Alessandro Costacurta, che sempre sulle stesse frequenze ha condiviso il suo stupore di fronte alle immagini. L’ex difensore, pur inserendo Bastoni in quella ristrettissima cerchia di interpreti del ruolo che nel tempo hanno raggiunto l’élite del calcio italiano e internazionale, paragonabile a quella di un Maldini o un Cannavaro, ha confessato tutta la sua delusione per quell’esultanza, un gesto che, a suo dire, non si sarebbe aspettato da un giocatore della sua caratura -2-9. Costacurta ha voluto comunque sperare si sia trattato di un errore, di una sbavatura che non si ripeterà, ma ha anche lanciato un monito più generale sullo stato di salute di un certo modo di vivere la partita, in cui la tensione e la posta in gioco finiscono per far dimenticare il limite e il rispetto per l’avversario -2.

La linea difensiva del club e il silenzio del diretto interessato

Mentre il dibattito infiamma l’opinione pubblica, con richieste social che invocano addirittura provvedimenti disciplinari e l’esclusione dalla Nazionale, l’Inter ha scelto di alzare un muro attorno al proprio giocatore -3. La posizione ufficiosa che filtra dalla dirigenza è chiara nel distinguere tra la reazione post-espulsione e l’azione che l’ha provocata: secondo il club, Bastoni non avrebbe simulato, quanto piuttosto accentuato un contatto, un braccio di Kalulu, che comunque c’era stato e che quindi non può essere cancellato -3. Una distinzione sottile ma fondamentale per preservare l’integrità del giocatore e provare a ristabilire una narrazione più aderente ai fatti. Nel silenzio stampa del diretto interessato, che ha trascorso il suo giorno di riposo probabilmente ascoltando la musica di Ultimo per cercare di staccare la spina, rimane l’amaro in bocca per come si è evoluta una vicenda che da questione tecnico-arbitrale è rapidamente degenerata in un attacco personale e violento -3-6.

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