Il calvario di Bastoni tra fischi e insulti, Bergomi: “Deve lasciare l’Italia”
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Redazione Sport
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La gogna mediatica e social nei confronti di Alessandro Bastoni, il difensore dell’Inter e della Nazionale, ha ormai superato ogni limite fisiologico del tifo trasformandosi, di fatto, in un caso di salute pubblica sportiva. Il giocatore, finito nell’occhio del ciclone prima per la simulazione (con annessa esultanza) che costò l’espulsione a Kalulu nel derby d’Italia contro la Juventus e poi per il rosso rimediato nei playoff mondiali contro la Bosnia, si ritrova oggi bersagliato da una pressione che, a sentire chi lo conosce bene, rischia di comprometterne la carriera in Italia. L’episodio di Zenica – quel fallo da ultimo uomo che ha condannato gli Azzurri a giocare in inferiorità numerica per gran parte della sfida – ha riacceso la miccia di una contestazione che, paradossalmente, non si era mai davvero spenta dopo i fatti di San Siro.
L’analisi di Bergomi e la “gogna” social
A intervenire pubblicamente sulla spinosa vicenda è stato Beppe Bergomi, bandiera storica dell’Inter e opinionista, il quale ha usato toni particolarmente duri nell’analizzare l’ambiente tossico che circonda il difensore classe 1999. Intervenuto sulle frequenze di Radio Nerazzurra, Bergomi non ha usato giri di parole: “Bastoni dovrà andare via dall’Italia per il suo bene” – ha dichiarato, sottolineando come si stia sprecando un talento straordinario, “uno dei migliori difensori per il calcio moderno”. Il suo ragionamento si snoda lungo un filo logico che parte dall’errore tecnico (quello in Bosnia, come dice lui, era “in canna” a causa delle pressioni delle settimane precedenti) per arrivare alle conseguenze nefaste della cultura dell’insulto digitalizzato. “Cosa gli abbiamo fatto passare? Gli hanno detto di tutto” – ha tuonato Bergomi, citando il caso del coach Ettore Messina come esempio di come anche i professionisti più navigati possano crollare sotto il peso della “vergogna mediatica” dei social network.
La famiglia nel mirino e la reazione della moglie
Se i fischi ricevuti a Lecce e Como rappresentano il versante “sportivo” del malcontento popolare, il fronte social ha rivelato una deriva ben più inquietante. La rabbia per la mancata qualificazione al Mondiale – il terzo fallimento consecutivo per l’Italia – non ha risparmiato neppure chi con il rettangolo verde non c’entra nulla. Camilla Bresciani, moglie di Bastoni, è stata costretta a limitare i commenti sui propri profili Instagram a causa di una pioggia di insulti e minacce che poco avevano a che fare con la disfatta calcistica e molto con l’intolleranza più becera. Non è la prima volta, del resto, che i familiari dei calciatori diventano bersagli indifesi della frustrazione popolare; basti pensare a quanto accaduto dopo la sconfitta con la Macedonia nel 2022. La decisione della coppia di “blindare” i propri account ha rappresentato, di fatto, l’estrema conseguenza di un linciaggio virtuale che ormai è parte integrante del post-partita nazionale.
Un talento in fuga dal circo mediatico
Il paradosso, sottolineato da più parti nel dibattito odierno, è che un giocatore considerato un pilastro del club nerazzurro e futuro dell’Italia si trovi oggi a dover fare i conti con un’eventuale fuga all’estero. Bergomi ha insistito su questo punto: il contesto è diventato talmente irrespirabile che l’unica soluzione per preservare l’incolumità psicologica del ragazzo – e forse la carriera – sia quella di cercare una sistemazione lontano dai riflettori italiani. L’Inter, che pure ha sempre difeso pubblicamente i suoi tesserati, si trova ora a dover gestire un patrimonio tecnico il cui valore di mercato, seppur altissimo, rischia di essere minato dalla fragilità emotiva esposta a un simile stillicidio. Quella che era iniziata come una critica legittima per un comportamento antisportivo (la simulazione esagerata contro Kalulu) si è trasformata in un’ossessione collettiva, dove ogni tocco sbagliato del difensore viene accolto da un fragoroso coro di fischi, anche in stadi a lui geograficamente estranei.




