L'espulsione di Kalulu e la simulazione di Bastoni, le voci di Bergomi e Costacurta infiammano il dopo gara
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Redazione Sport
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Il verdetto del campo, quel 3-2 che ha sorriso all’Inter nella sfida del Girone di ritorno, ha lasciato il posto a un dibattito che nelle ore successive non ha accennato a placarsi, anzi. La dinamica che ha portato all’espulsione di Pierre Kalulu, difensore della Juventus, per un secondo cartellino giallo rimediato al minuto quarantaduesimo, continua a tenere banco negli studi televisivi e sulle colonne dei quotidiani sportivi, sollevando un vespaio di polemiche che investe in primo luogo il comportamento del giocatore nerazzurro Alessandro Bastoni. Erano in molti, ieri, a chiedersi come l’arbitro La Penna abbia potuto cadere in un tranello così evidente, ma è sulla condotta del difensore dell’Inter, reo di aver simulato un contatto inesistente per far ammonire l’avversario, che si concentrano ora le analisi più pungenti.
Tra i tanti che hanno voluto dire la loro, spiccano per autorevolezza le parole di Beppe Bergomi, il quale, intervenuto nel corso della trasmissione Il Club su Sky Sport, ha provato a offrire una chiave di lettura che tenesse conto della tempesta emotiva in cui talvolta si agita un calciatore. "Io starei sulla trance agonistica", ha esordito l’ex capitano dell’Inter, nel tentativo di inquadrare l’accaduto in una prospettiva che non fosse quella della semplice e fredda malafede. Conoscendo il ragazzo, ha proseguito Bergomi, e considerata la sensibilità che lo contraddistingue, la reazione a caldo, quell’esultanza che ha fatto il giro del web, potrebbe essere stata frutto di un momento di offuscamento più che di un cinico calcolo. Ciò non toglie, e qui il suo intervento si è fatto più netto, che Bastoni avrebbe dovuto subito avvicinare l’arbitro e magari lo stesso Kalulu per chiarire la dinamica, se non altro per spirito sportivo. Ma tant’è: il tempo per rimediare, secondo Bergomi, non è del tutto scaduto, perché c’è sempre la possibilità di andare a parlare e di chiedere scusa, un gesto che varrebbe più di tante dichiarazioni rilasciate a mezzo stampa. Il suo è stato un appello a non colpevolizzare in modo esasperato il diretto interessato, quasi a volerlo proteggere da una gogna che rischierebbe di travolgere una carriera fin qui esemplare.




