Il cdm approva il Documento di finanza pubblica 2026 e il decreto per le pmi

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il Consiglio dei ministri, riunitosi nel pomeriggio di ieri a Palazzo Chigi sotto la presidenza di Giorgia Meloni, ha varato il nuovo Documento di finanza pubblica (Dfp) per l’anno in corso, un provvedimento che, come era prevedibile dato il contesto economico globale, rivede al ribasso le stime di crescita rispetto alle previsioni dello scorso autunno. Al termine della riunione, la numero 170 dell’esecutivo, è stato il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, a illustrare in conferenza stampa i numeri principali di una manovra che, tra le pieghe di un deficit in leggera risalita, cerca di tracciare un solco realistico per il prossimo triennio. L’approccio scelto dal governo, di fronte a un panorama internazionale segnato da conflitti e incertezze, è quello di una “flessibilità responsabile”, cercando di non disperdere le risorse destinate al sostegno delle famiglie e delle imprese.

Numeri in chiaroscuro tra deficit e superbonus

Il quadro macroeconomico delineato dal Dfp, consultabile nei dettagli sul portale del Ministero dell’Economia, parte da un dato oggettivo: la crescita del Pil reale per il 2026 è attesa allo 0,6 per cento, un decimale in meno rispetto al +0,7 indicato nello scorso ottobre. Una contrazione che viene confermata anche per il 2027, mentre per il biennio successivo si prevede una timida ripresa dello 0,8 annuo. Più complessa, invece, la situazione del deficit, che quest’anno si attesterà al 2,9 per cento; un dato che, come spiegato dallo stesso Giorgetti, segna un incremento rispetto alle stime precedenti (che lo volevano al 2,8), un effetto diretto delle ultime scie del Superbonus. L’impatto dei crediti edilizi, infatti, pesa per circa 40 miliardi nel 2026, con una coda di 20 miliardi che si trascinerà fino al 2027, ritardando così la discesa fisiologica del rapporto debito/Pil.

Via libera al Testo unico su adempimenti e accertamento

Sul tavolo del Consiglio, in esame preliminare, non c’era solo la manovra finanziaria ma anche un pezzo fondamentale della riforma fiscale: lo schema di decreto legislativo che istituisce il “Testo unico in materia di adempimenti e accertamento”. Un provvedimento mastodontico, composto da ben 368 articoli, che mira a mettere ordine nella selva normativa italiana. L’architettura del provvedimento, come si legge nel comunicato ufficiale, è suddivisa in tre pilastri principali: la parte prima riunisce le regole sugli adempimenti dichiarativi e l’anagrafe tributaria; la seconda, cuore pulsante della riforma, disciplina i controlli, l’accertamento e gli strumenti di collaborazione tra Fisco e contribuente, compreso il concordato preventivo biennale; l’ultima parte, infine, contiene le disposizioni transitorie e finali. Nessuna modifica sostanziale alla portata applicativa delle leggi vigenti è stata introdotta in questa fase, limitandosi l’esecutivo a un coordinamento formale e alla cancellazione delle norme ormai obsolete.

Pmi verso i mercati: recepita la direttiva Ue

Un altro provvedimento chiave uscito dalla riunione di Palazzo Chigi riguarda il mondo della finanza e, in particolare, la vita delle piccole e medie imprese. L’esecutivo ha dato il via libera definitivo al decreto legislativo che recepisce la direttiva europea 2024/2811, adeguando la normativa nazionale al cosiddetto “Listing Act”. L’obiettivo dichiarato, come ribadito anche nei documenti di accompagnamento al provvedimento, è duplice: rendere i mercati pubblici dei capitali dell’Unione più attrattivi per le società e, nello specifico, abbattere le barriere all’accesso al credito per quelle piccole e medie imprese che, fino a ieri, trovavano nel rapporto con le banche tradizionali l’unico canale di finanziamento. Un passaggio, questo, che modifica di fatto il Testo unico della finanza (Tuf) e che mira a dare ossigeno a un tessuto imprenditoriale spesso soffocato dalla burocrazia.

Palazzo Chigi annuncia la nomina di cinque sottosegretari

Prima del rush finale sulle leggi, l’ordine del giorno del Consiglio dei ministri prevedeva anche un passaggio relativo alla composizione del governo. L’esecutivo, infatti, ha sentito la proposta per la nomina di cinque nuovi sottosegretari di Stato. Le caselle vacanti sono state coperte da nomi in rappresentanza dei diversi partiti della maggioranza: tra questi figurano Paolo Barelli (Forza Italia) destinato alla Presidenza del Consiglio, mentre l’avvocato Alberto Balboni (Fratelli d’Italia) è stato indicato per la Giustizia. A questi si aggiungono Mara Bizzotto (Lega) al Mimit, Giampiero Cannella alla Cultura e Massimo Dell’Utri (Noi Moderati) alla Farnesina. La riunione, iniziata con qualche minuto di ritardo sulle 12.00 canoniche, si è conclusa consentendo al governo di mettere un altro importante tassello nell’agenda legislativa di questa primavera 2026.

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