Lo spread resta stabile, Moody's premia l'Italia dopo 23 anni
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Redazione Economia
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Una giornata neutrale, quella odierna, per il mercato dei bond, che si è trovato orfano dei fondamentali d'oltreoceano a causa della chiusura per festività degli Stati Uniti. In questo contesto di attesa, lo spread tra Btp e Bund tedeschi si è mantenuto stabile, attestandosi a 75 punti base, mentre il rendimento del decennale italiano rimane fermo al 3,4%, contro il 2,67% del suo omologo tedesco. Un quadro statico, il quale, tuttavia, nasconde una dinamica potenzialmente favorevole per il nostro paese, che potrebbe vedere il differenziale scendere fino alla soglia dei 70 punti base, complice una prevista riduzione dell'attività di emissione.
L'upgrade storico e lo scenario di mercato
A confermare un clima di rinnovata fiducia verso l'Italia, seppur con le dovute cautele, è arrivato il primo upgrade del rating di credito da parte di Moody's in oltre ventitré anni, un lasso di tempo che rende la valutazione particolarmente significativa. L'agenzia, elevando il giudizio di un notch a Baa2 e assegnando un outlook stabile, ha di fatto riconosciuto un percorso di consolidamento dei conti pubblici e un quadro economico più solido, elementi che, seppur non privi di rischi, hanno contribuito a rasserenare gli animi degli investitori. Questo risultato, che arriva dopo un periodo prolungato di attesa, si inserisce in uno scenario obbligazionario globale ancora in evoluzione, caratterizzato da segnali contrastanti provenienti dagli Stati Uniti e da un'Europa che, secondo gli analisti, mostra invece timidi segnali di miglioramento.
Le mosse della Fed e il sentiment sui tassi
Nell'ultima settimana, il rendimento dei Treasury statunitensi ha registrato un calo di 10 punti base, portandosi al 4,05%, con i tassi reali che sono scesi leggermente a 1,79%; parallelamente, anche i tassi break-even hanno seguito la medesima tendenza, scendendo a 2,25%. Questo movimento è avvenuto in un clima di parziale alleggerimento del sentiment di avversione al rischio, il quale era stato precedentemente alimentato da timori di una possibile bolla nel settore dell'intelligenza artificiale. Le preoccupazioni, come spesso accade, si sono scontrate con le voci di corridoio, che venerdì scorso hanno indicato una Federal Reserve potenzialmente più aperta a un taglio dei tassi già a dicembre, nonché la possibilità che gli Stati Uniti, sotto la presidenza di Donald Trump, possano autorizzare Nvidia a vendere chip avanzati alla Cina. I verbali pubblicati dalla banca centrale americana hanno tuttavia rivelato una certa divisione interna proprio sulla tempistica dei prossimi interventi monetari, lasciando il mercato in una condizione di attenta osservazione.
La visione degli specialisti
Secondo Mauro Valle, Head of Fixed Income di Generali Asset Management, i dati positivi sul mercato del lavoro non agricolo di settembre, unitamente al generale calo dei rendimenti, hanno sostenuto il sentiment degli investitori. Valle ha sottolineato come i verbali della Federal Reserve abbiano messo in luce "una Fed divisa" riguardo alla possibilità di un taglio dei tassi a dicembre, un elemento di incertezza che pesa sulle valutazioni. La sua analisi, che coglie le sfumature di un contesto finanziario in bilico, conferma come la stabilità attuale dello spread italiano possa essere il preludio a una sua ulteriore compressione, avvicinandosi così a quel livello dei 70 punti base che molti osservatori considerano ormai raggiungibile.




