Domenico, a Nola l’ultimo saluto tra fede e dolore. Eseguite l’autopsia e la perizia sul piccolo

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   Il silenzio carico di commozione che avvolge la città di Nola si prepara ad accogliere il feretro di Domenico Caliendo. I funerali del bambino di due anni e mezzo, la cui morte ha scosso l’opinione pubblica ben oltre i confini regionali, si terranno domani, mercoledì 4 marzo, nel Duomo dedicato a Santa Maria Assunta. Saranno le quindici il momento in cui famiglia, amici e una folla di sconosciuti, che in queste settimane ha stretto un patto ideale di cordoglio con i genitori, potranno stringersi in preghiera attorno al piccolo. La cerimonia, che verrà officiata dal vescovo Francesco Marino affiancato dal cardinale di Napoli don Mimmo Battaglia – lo stesso che il giorno della morte del bimbo gli aveva impartito l’estrema unzione – rappresenterà il commiato pubblico dopo le lunghe e complesse operazioni peritali che hanno trattenuto la salma per gli accertamenti del caso. All’esterno dell’obitorio del policlinico di Napoli, quasi a voler accompagnare Domenico in questo ultimo viaggio, nei giorni scorsi era stato lasciato un mazzo di fiori con un biglietto semplice e straziante: “Sarai un angioletto aggiunto al coro degli angeli”.

Il giorno della scienza e della verità giudiziaria

Nella giornata di oggi, martedì 3 marzo, si è svolto un doppio appuntamento cruciale per l’inchiesta della Procura di Napoli: l’autopsia sul del bambino e l’incidente probatorio disposto dal giudice Mariano Sorrentino. Un passaggio tecnico, quest’ultimo, che ha assunto i contorni di un vero e proprio atto dovuto per cristallizzare prove non ripetibili in vista del futuro dibattimento. L’udienza, durata oltre tre ore, ha visto la formalizzazione del collegio peritale dopo la sostituzione di uno dei tre membri, Mauro Rinaldi, la cui ricusazione era stata richiesta e ottenuta dalla famiglia. Al suo posto è subentrato il professor Ugolino Livi, chiamato a esprimersi insieme agli altri esperti nominati. Saranno loro, nei prossimi centoventi giorni concessi dal giudice, a dover rispondere a quesiti precisi che spaziano dalle modalità di conservazione dell’organo arrivato da Bolzano alla sequenza temporale dei gesti chirurgici compiuti in sala operatoria. L’avvocato Francesco Petruzzi, legale della famiglia Caliendo, ha parlato di “un’apertura molto ampia sul dibattimento”, sottolineando come i quesiti non lascino spazio ad ambiguità e coprano ogni fase della vicenda, sin dai primi momenti.

Un intervento nel caos e l’ombra lunga delle chat

Mentre la scienza cerca risposte sui tessuti e sulle cellule, le carte dell’inchiesta restituiscono il ritratto di un’ora e mezza di caos e angoscia in quella sala operatoria del Monaldi. Dalle chat sequestrate agli infermieri e dai primi verbali emerge un quadro di concitazione: il cuore donato, giunto dal San Maurizio di Bolzano, si presentava come “ghiacciato”, una “pietra durissima” hanno riferito alcuni sanitari. La scoperta, avvenuta dopo che il cuore malato di Domenico era già stato espiantato, ha scatenato reazioni sgomente. “Ma comm’è? Ha già levato ‘o core?”, avrebbe esclamato il caposala, secondo quanto riportato da diverse ricostruzioni. I tentativi di recuperare l’organo dannato si sarebbero susseguiti per almeno tre ore, con risciacqui in acqua via via più calda nel disperato tentativo di ammorbidirlo. “Se riparte è un miracolo”, avrebbe scritto un camice bianco in una conversazione interna. Un altro particolare emerso e destinato a diventare centrale nelle valutazioni dei periti riguarda l’intervallo temporale in cui il piccolo è rimasto senza cuore: stando agli atti, sarebbero trascorsi circa quarantacinque minuti tra l’espianto del suo organo e l’arrivo di quello nuovo, un lasso di tempo durante il quale la circolazione era garantita solo dalle macchine. I periti dovranno ora stabilire se questa sequenza, e la decisione di procedere comunque all’impianto di un organo in quelle condizioni, fosse conforme ai protocolli e alle buone pratiche mediche.

La premier e l’attenzione nazionale

Sul dramma del piccolo Domenico, che ha tragicamente messo in luce anche le criticità del sistema dei trapianti pediatrici in Campania, è alta l’attenzione delle istituzioni. La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, fin dai primi momenti aveva espresso la sua vicinanza alla famiglia. Oggi, l’ipotesi di una sua partecipazione ai funerali si è fatta più concreta. Lo stesso legale Petruzzi, interpellato dai cronisti fuori dal tribunale, ha confermato che la premier “vorrebbe esserci, compatibilmente con i suoi impegni istituzionali”. Una presenza, quella del capo del governo, che aggiungerebbe un ulteriore livello di solennità a una cerimonia che si preannuncia già partecipatissima. Per permettere a quanti non potranno trovare posto nel Duomo di Nola di seguire il rito, è stata annunciata la diretta televisiva su Canale 21, un gesto concreto per unire idealmente chiunque vorrà porgere un ultimo saluto al bambino che tutti, ormai, chiamano per nome.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.