L’Italia dice no all’Oms e segue gli Usa sul regolamento pandemico

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Con una lettera inviata ieri al direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, il ministro della Salute Orazio Schillaci ha formalizzato il rifiuto dell’Italia agli emendamenti del 2024 al Regolamento sanitario internazionale, approvati lo scorso maggio durante la 77esima Assemblea mondiale della sanità. Una decisione che allinea Roma alla posizione già espressa dagli Stati Uniti, dove Donald Trump – tornato alla Casa Bianca – ha ribadito più volte la priorità della sovranità nazionale sulle direttive internazionali in materia di salute pubblica.

Gli emendamenti, che secondo l’Oms avrebbero rafforzato la cooperazione globale nella gestione delle pandemie, prevedevano meccanismi più stringenti di condivisione di dati, risorse e misure sanitarie tra i Paesi membri. Ma è proprio questo aspetto a essere finito nel mirino del governo Meloni, che – come già fatto da Washington – ha giudicato le modifiche un potenziale rischio per l’autonomia decisionale degli Stati in emergenze sanitarie. «Nessun tentennamento», hanno fatto sapere fonti vicine al ministero, sottolineando come la lettera di Schillaci sia stata volutamente «secca e dirimente», senza lasciare spazio a interpretazioni.

La mossa arriva dopo mesi di dibattito, acceso soprattutto dai sovranisti e dai critici delle politiche adottate durante il Covid, i quali temevano che le nuove regole potessero limitare ulteriormente le libertà individuali in caso di crisi. Sebbene l’Oms avesse garantito che il testo non avrebbe intaccato la sovranità degli Stati, diversi governi – incluso quello italiano – hanno preferito prendere le distanze, ritenendo insufficienti tali rassicurazioni.

Non è la prima volta che l’Italia assume una posizione netta in ambito sanitario internazionale: già nel 2022, durante la gestione Draghi, Roma aveva espresso perplessità su alcune clausole del cosiddetto “Pandemic Treaty”, poi rimaste in sospeso. Ora, con questo passo formale, il governo chiude definitivamente la partita sugli emendamenti al Rsi, confermando una linea che – al di là delle valutazioni tecniche – ha un chiaro significato politico.

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