Italia e Stati Uniti contro l'Oms: il rifiuto degli emendamenti sul regolamento pandemico
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Redazione Interno
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Non poteva che essere così. L’Italia, legata a doppio filo con l’America di Trump, ha seguito senza esitazioni la linea dell’amministrazione statunitense nel respingere gli emendamenti al Regolamento sanitario internazionale (RSI) proposti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Una scelta che, se da un lato ribadisce la difesa formale della sovranità nazionale, dall’altro rischia di isolare il paese in un contesto globale dove la cooperazione sanitaria è sempre più cruciale.
Gli emendamenti, approvati durante la 77ª Assemblea Mondiale della Sanità, introducevano il concetto di "urgenza pandemica" e stabilivano un quadro giuridicamente vincolante per migliorare la risposta alle emergenze. Secondo Washington e Roma, però, tali modifiche avrebbero limitato eccessivamente l’autonomia decisionale degli Stati. La lettera inviata dal ministro della Salute, Orazio Schillaci, al direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, riprende quasi parola per parola le obiezioni americane: «Non possiamo accettare normative che violino la nostra sovranità in materia di salute pubblica».
Una posizione che non convince tutti. Massimo Andreoni, direttore scientifico della Società italiana di malattie infettive e recentemente nominato nel Consiglio superiore di sanità, non nasconde le sue perplessità: «Di fronte a crisi epidemiche, serve una regia unica. Isolarsi è un errore», afferma. Le sue parole riflettono il timore di molti esperti: che il rifiuto di strumenti condivisi possa rendere più fragile la risposta italiana a future pandemie.
Non è la prima volta che l’Italia si oppone alle direttive dell’Oms. Già a maggio, insieme a Iran e Russia, il governo si era astenuto sul voto per l’accordo pandemico, dimostrando una linea sempre più distante dall’organizzazione. Una scelta che, se da un lato può apparire come una difesa dei principi di autonomia, dall’altro solleva interrogativi sulla coerenza di un paese che, in passato, aveva invocato maggiore solidarietà internazionale durante il Covid.




