Iperammortamento, il governo prepara lo sblocco dei vincoli Ue per le imprese
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Redazione Economia
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Il governo è al lavoro per rivedere in profondità il meccanismo dell’iperammortamento, puntando a eliminare i requisiti territoriali che condizionano gli investimenti delle aziende italiane. La clausola cosiddetta “Made in Ue”, introdotta con il nuovo piano Transizione 5.0 nell’ultima legge di bilancio, rischia infatti di escludere dall’agevolazione fiscale una serie di beni strumentali e tecnologie prodotti al di fuori dei confini dell’Unione Europea. Un limite che, secondo gli operatori del settore, avrebbe finito per ostacolare l’accesso a determinate filiere, penalizzando la competitività delle imprese nazionali in un mercato globale dove le catene di approvvigionamento sono spesso internazionali. Non a caso, nelle prime bozze del decreto attuativo che il ministero delle Imprese aveva iniziato a preparare, si era tentato di attenuare la portata di quelle limitazioni attraverso un’interpretazione più estensiva e meno rigida della norma.
La conferma arriva dalla politica
L’apertura ufficiale su questa linea d’azione è arrivata dal viceministro all’Economia, Maurizio Leo, intervenuto nel corso della tavola rotonda dell’edizione 2026 di Telefisco. “Stiamo lavorando con l’obiettivo di eliminare queste limitazioni territoriali”, ha dichiarato Leo, confermando dunque l’intenzione dell’esecutivo di procedere verso uno sblocco completo. Una posizione, la sua, che recepisce le sollecitazioni provenienti dal mondo produttivo e che trova un preciso riscontro parlamentare nell’ordine del giorno presentato dalla Lega e accolto dal Ministero dell’Economia. “Apprezziamo che, dopo l’accoglimento del mio ordine del giorno, arrivi oggi la conferma dal Mef: via il vincolo ‘Made in UE’ sull’iperammortamento”, ha commentato il deputato Toccalini, sottolineando come la misura avrebbe altrimenti “penalizzato pesantemente le aziende italiane”.
Il contesto e gli effetti attesi
La mossa si inserisce in un quadro complesso, dove la necessità di sostenere gli investimenti delle imprese si scontra con le regole sugli aiuti di Stato e con le politiche industriali comunitarie, le quali spesso prediligono una produzione interna. Tuttavia, la rigidità del vincolo originario avrebbe di fatto precluso l’accesso al beneficio per macchinari e componenti tecnologici di alto livello disponibili solo su mercati extraeuropei, come quelli asiatici o nordamericani, vanificando in parte lo scopo stesso dell’incentivo. Si tratta, d’altronde, di uno strumento che negli anni passati ha dimostrato di poter trainare significativi volumi di investimenti, e la cui riproposizione in una forma più flessibile è attesa con interesse dagli industriali. Parallelamente a queste trattative, il Fisco si appresta a inviare circa 2,4 milioni di lettere per comunicazioni di vario tipo, un flusso che incrocerà inevitabilmente le nuove disposizioni una volta che queste saranno definitivamente approvate e pubblicate in Gazzetta Ufficiale.
Una strada ancora da definire nei dettagli
Resta ora da capire, una volta superato l’ostacolo del requisito geografico, quali saranno i criteri tecnici e i limiti di spesa che verranno stabiliti per accedere al nuovo iperammortamento. La discussione, che coinvolge diversi ministeri, dovrà infatti bilanciare l’esigenza di offrire un sostegno concreto alle aziende, soprattutto alle piccole e medie che formano l’ossatura del sistema produttivo nazionale, con la sostenibilità finanziaria della misura per le casse pubbliche. L’obiettivo dichiarato è quello di agevolare la transizione digitale e green del tessuto imprenditoriale, permettendo di ammortizzare in misura superiore al costo le spese per beni materiali e immateriali che rispondono a specifici requisiti di innovazione. La rimozione del paletto “Made in Ue” rappresenta dunque il primo, decisivo passo per allargare il perimetro degli investimenti agevolabili, in un’ottica che riconosce la natura ormai globale degli acquisti di tecnologia d’avanguardia.




