Ebola in Congo, la scuola a distanza in 18 zone a rischio e l’allarme dell’Oms: “Epidemia lontana dall’essere sotto controllo”

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Redazione Salute Redazione Salute   -   L'emergenza Ebola nella Repubblica Democratica del Congo non accenna a diminuire e, anzi, il governo di Kinshasa ha deciso di ricorrere a misure straordinarie per garantire la continuità didattica nelle aree più esposte al virus.

A partire dall'anno scolastico 2026-2027, in 18 zone sanitarie considerate ad alto rischio, verrà introdotto un sistema di didattica a distanza, basato su schede stampate e trasmissioni radiofoniche, per evitare la concentrazione di studenti in un momento in cui i contagi continuano a diffondersi a una velocità definita “senza precedenti” dall'Organizzazione mondiale della sanità.

Numeri da record e un virus che corre più della risposta sanitaria

L'epidemia, causata dal ceppo Bundibugyo del virus Ebola, ha ormai superato per numero di vittime la precedente emergenza del 2018-2020, diventando la più letale mai registrata nel Paese. Secondo gli ultimi aggiornamenti ufficiali, si contano oltre 2.300 decessi su quasi 5.000 casi confermati, con un tasso di letalità che sfiora il 47%.

Il direttore generale dell'Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, nel corso di una riunione del comitato di emergenza, ha ribadito con preoccupazione che l'epidemia è "ben lungi dall'essere sotto controllo", sottolineando come il virus abbia avuto un notevole vantaggio iniziale sulle operazioni di contrasto.

A differenza di altri ceppi, per il Bundibugyo non esiste attualmente un vaccino approvato, anche se le sperimentazioni cliniche sono in corso e i test su modelli animali mostrano risultati incoraggianti riguardo a possibili protezioni incrociate offerte da altri sieri.

Didattica a distanza per arginare i contagi: il piano del governo

Per rispondere alla crisi sanitaria senza sacrificare completamente il diritto allo studio, la ministra dell'Istruzione nazionale, Raïssa Malu, ha illustrato il piano per una "rientro a scuola differenziato". Nelle zone classificate "rosse", dove il rischio di trasmissione è più elevato, le scuole non chiuderanno fisicamente ma si trasformeranno in punti di servizio educativo, mentre i bambini seguiranno le lezioni da casa attraverso "schede pedagogiche stampate" e programmi radiofonici.

L'obiettivo, come spiegato dalla ministra, è mantenere attivi gli studenti, consentendo loro di proseguire il percorso scolastico e presentarsi regolarmente agli esami di Stato, limitando al contempo i rassemblement e i contatti ravvicinati che favoriscono la diffusione del virus. Nelle zone "arancioni", invece, dove la situazione è sotto controllo, le lezioni in presenza proseguiranno con il potenziamento delle misure igieniche e di prevenzione, mentre le aree verdi rimarranno operative normalmente.

I materiali didattici saranno distribuiti alle famiglie ogni due settimane direttamente presso gli istituti, e il piano sarà soggetto a una valutazione congiunta con il ministero della Salute dopo le prime quattro settimane di applicazione.

Le sfide della risposta in un contesto di crisi complessa

La diffusione del virus, che ha già raggiunto cinque province tra cui Ituri, Nord Kivu e Haut-Uélé, è aggravata da un contesto di insicurezza cronica e da massicci spostamenti di popolazione che rendono estremamente difficile il tracciamento dei contatti. L'Oms ha evidenziato come molti decessi avvengano ancora all'interno delle comunità, al di fuori dei centri di cura, indicando l'esistenza di catene di trasmissione ancora sconosciute.

Per far fronte a questa emergenza, la Commissione europea ha stanziato fondi per l'acquisto di test diagnostici da donare ai Centri africani per il controllo delle malattie, mentre le autorità sanitarie congolesi assicurano che la capitale Kinshasa è al momento indenne dal virus, nonostante le voci allarmistiche circolate nelle scorse settimane. In parallelo alla risposta all'Ebola, le autorità cercano di non trascurare altre emergenze sanitarie come la malaria e il colera, che continuano a mietere vittime nel Paese.

Un’emergenza che tiene il mondo con il fiato sospeso

Mentre la comunità internazionale osserva con apprensione l'evolversi della situazione, il governo congolese si trova a dover gestire una delle sfide sanitarie più complesse della sua storia recente, cercando di bilanciare le esigenze di salute pubblica con il diritto all'istruzione dei più piccoli.

L'adozione della didattica a distanza, seppure in una formula "leggera" e senza l'uso di internet, rappresenta un tentativo concreto di adattare le politiche educative a un'emergenza che non mostra segni di rallentamento, con l'Oms che continua a mettere in guardia dall'alto rischio di un'ulteriore espansione del focolaio sia a livello nazionale che internazionale.

I prossimi mesi saranno cruciali per testare l'efficacia di queste misure e per capire se la combinazione di isolamento mirato, vaccinazioni sperimentali e sorveglianza epidemiologica potrà finalmente invertire la rotta di quella che rischia di diventare l'epidemia di Ebola più devastante mai registrata al mondo.

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