Antibiotico-resistenza, l'allarme degli esperti: "Servono interventi concreti oltre le campagne di sensibilizzazione"
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Redazione Salute
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Il consumo eccessivo di antibiotici, specialmente in alcune regioni del Sud Italia, rappresenta un’emergenza sanitaria che, secondo i dati dell’annuale rapporto OsMed dell’AIFA, richiederebbe un’analisi approfondita delle sue cause per evitare di banalizzare un fenomeno i cui effetti si rivelano sempre più gravi. Se non si individuano soluzioni mirate, come ha sottolineato l’Agenzia Italiana del Farmaco in occasione della Giornata europea per l’uso consapevole degli antibiotici, si rischia di diventare parte integrante del problema stesso, vanificando gli sforzi compiuti finora. Un’azione simbolica, per quanto lodevole – quale illuminare di blu la sede romana dell’AIFA –, appare infatti del tutto insufficiente a rovesciare una tendenza negativa che l’Italia conosce purtroppo molto bene, collocandosi tra i Paesi europei con le situazioni più critiche.
Un panorama genetico rimodellato
L’impiego massiccio di queste molecole ha finito per rimodellare il panorama genetico dei batteri, i quali hanno sviluppato ceppi resistenti che oggi allarmano i sistemi sanitari a livello globale. L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima ormai che un’infezione su sei non risponda più alle terapie antibiotiche standard, un dato che fotografa la portata di una crisi sottolineata dallo slogan “Agire Ora: Proteggere il Nostro Presente, Assicurare il Nostro Futuro”, scelto per la Settimana Mondiale per la Consapevolezza sulla Resistenza Antimicrobica. A questo si accompagna, come evidenziato dall’OMS, una preoccupante carenza di innovazione nella ricerca farmacologica per lo sviluppo di nuovi antimicrobici, lasciando così l’umanità con un arsenale terapeutico sempre più inefficace.
Il peso dell'Italia e le critiche alla stagnazione
In questo scenario poco confortante, l’Italia detiene una quota sproporzionata della mortalità europea legata all’antibiotico-resistenza, arrivando a contarne quasi un terzo del totale. Una situazione, questa, che secondo alcuni esperti rimane purtroppo confinata alla mera teorizzazione di piani mai realmente attuati. “Tutto noto, tutto fermo. Nessun passo verso una strategia organizzata”, ha dichiarato con franchezza il professor Walter Ricciardi, docente di Igiene Pubblica e presidente dell’Osservatorio Nazionale sull’Antimicrobico-Resistenza, durante un evento presso Europa Experience – David Sassoli a Roma, dove è stato presentato un aggiornamento sull’andamento del fenomeno. Le sue parole risuonano come un monito severo sulla stagnazione delle iniziative, nonostante la disponibilità di analisi dettagliate a livello nazionale e regionale.
Proposte operative e prevenzione territoriale
Tra le proposte emerse per contrastare il fenomeno, ve n’è una di tipo logistico-operativo che riguarda la distribuzione dei farmaci: “Occorre spacchettare i farmaci per evitare rimanenze”, un’azione pratica che potrebbe limitare l’accumulo e il conseguente uso improprio di antibiotici nelle case dei cittadini. Parallelamente, viene indicata come prioritaria la necessità di rafforzare la prevenzione e l’accesso alle cure nelle aree disagiate, dove il divario nell’utilizzo di questi medicinali è più marcato. È l’impegno di tutti, come ha ricordato l’AIFA, la chiave per affrontare una sfida che non ammette ulteriori ritardi, poiché i dati, ormai, parlano da soli.




