Vittorio Sgarbi, condizioni stabili dopo la tracheostomia: i segnali di miglioramento

Vittorio Sgarbi, condizioni stabili dopo la tracheostomia: i segnali di miglioramento
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Redazione Interno Redazione Interno   -   Le condizioni di salute di Vittorio Sgarbi sono stabili dopo la tracheostomia, ma il critico d'arte è ancora ricoverato in terapia intensiva al Policlinico Gemelli di Roma. A oltre due settimane dal ricovero per una grave insufficienza respiratoria, i medici descrivono un «equilibrio delicato». L'aggiornamento diffuso il 16 ottobre dall'Adnkronos Salute conferma la prosecuzione delle cure ospedaliere, mentre dalla visita dell'amico Stefano Papetti arrivano indicazioni incoraggianti sul recupero della capacità respiratoria e sulle condizioni generali del paziente.

Perché è stata necessaria la tracheostomia e cosa dice il Gemelli

Il ricovero era iniziato il 30 settembre, quando l'ex sottosegretario alla Cultura, 74 anni, era stato trasportato d'urgenza in ospedale a causa di una polmonite accompagnata da una severa insufficienza respiratoria. La gravità della situazione aveva richiesto l'immediato trasferimento nel reparto di rianimazione. Il primo bollettino medico, diffuso il giorno successivo, aveva definito le condizioni critiche, pur in presenza di una situazione clinica stabile. La necessità di assistenza respiratoria aveva portato i sanitari a mantenere un monitoraggio intensivo delle funzioni polmonari.

Nel secondo bollettino, pubblicato il 9 ottobre e firmato dal professor Massimo Antonelli, specialista in Anestesia e rianimazione, i medici avevano segnalato un miglioramento del quadro polmonare e della microembolia polmonare riscontrata durante la degenza. Il paziente, tuttavia, non era ancora in grado di essere completamente svincolato dal supporto ventilatorio. Per questa ragione era stata eseguita una tracheostomia percutanea, una procedura che permette di creare un accesso diretto alla trachea attraverso il collo, inserendo una cannula per facilitare la respirazione assistita.

L'intervento viene utilizzato nei pazienti che necessitano di un sostegno ventilatorio prolungato e consente una gestione più agevole delle vie respiratorie rispetto all'intubazione attraverso la bocca. Non rappresenta, di per sé, un peggioramento della malattia che ha provocato il ricovero, ma risponde a precise esigenze terapeutiche. La procedura è generalmente eseguita con una tecnica mini-invasiva e può agevolare le successive fasi di riduzione dell'assistenza meccanica, quando le condizioni cliniche lo consentono. La possibilità di rimuovere la cannula dipende dal recupero della funzione respiratoria e dalla valutazione dei sanitari.

La visita di Stefano Papetti: «È ancora combattivo»

Un aggiornamento sulle condizioni del critico d'arte è arrivato anche dal direttore dei Musei civici di Ascoli Piceno, che lo ha incontrato nuovamente in ospedale giovedì 15 ottobre. Papetti, legato a lui da un'amicizia iniziata nel 1981 e consolidata attraverso numerose collaborazioni artistiche, ha raccontato al Resto del Carlino di averlo trovato migliorato rispetto alla settimana precedente. Durante la visita, i medici gli avrebbero spiegato che la broncopolmonite era stata superata e che il paziente riusciva a respirare autonomamente. Una testimonianza riferita dall'amico, distinta dalle valutazioni contenute nei bollettini ufficiali.

Il recupero riguarda anche la capacità di comunicare. Secondo il racconto del professore, Sgarbi deve riabituarsi gradualmente a parlare, dopo il periodo trascorso con l'assistenza ventilatoria. L'amico ha descritto un paziente vigile, ancora capace di manifestare il proprio carattere e persino molto arrabbiato. «L'ho trovato arrabbiatissimo», ha spiegato, ricordando il temperamento che lo contraddistingue da decenni. Gli è stato anche raccontato un episodio nel quale il critico avrebbe mandato via il fisioterapista. Nel colloquio con i sanitari è stata affrontata la prospettiva di un trasferimento dalla rianimazione a un percorso riabilitativo, senza che fosse comunicata una data ufficiale per le dimissioni.

Ulteriori indicazioni erano arrivate dalla compagna Sabrina Colle, intervenuta il 13 ottobre nella trasmissione Rai Vita in diretta. La donna aveva riferito che l'intervento era andato bene e che il critico riusciva a parlare con un filo di voce. Il suo racconto aveva permesso di conoscere alcuni aspetti della ripresa quotidiana non descritti nei comunicati clinici. Il recupero della parola e la capacità di interagire con le persone presenti nella stanza rappresentano elementi osservati dai familiari, mentre la valutazione delle funzioni vitali e dell'evoluzione della malattia è affidata ai medici che lo hanno in cura.

L'esposto della figlia Evelina e le tensioni familiari

Il ricovero ha riacceso anche le tensioni tra le persone più vicine allo storico dell'arte. Evelina Sgarbi ha depositato un esposto per chiedere accertamenti sulla gestione sanitaria e patrimoniale del padre. La vicenda è stata affrontata il 12 ottobre durante La volta buona, il programma televisivo della Rai. L'iniziativa della figlia riguarda in particolare la condotta della compagna e di altri soggetti che frequentano abitualmente il professore, accusati di avere sottovalutato le sue condizioni fisiche e di avergli imposto un calendario particolarmente intenso di apparizioni pubbliche. Si tratta di contestazioni avanzate dalla figlia, non di responsabilità accertate.

La sorella Elisabetta e Colle hanno risposto con una nota congiunta, contestando la diffusione di notizie giudicate false e lesive della dignità del paziente. Le due donne hanno invitato gli organi di informazione a fare riferimento alle comunicazioni ufficiali dell'ospedale, richiamando anche una precedente decisione della giudice tutelare. Nel provvedimento citato viene riconosciuta al critico la capacità di gestire autonomamente gli atti quotidiani, la cura ordinaria della propria salute e il patrimonio, escludendo per questi ambiti la necessità di un'amministrazione di sostegno.

Nel 2025 Sgarbi era stato ricoverato nello stesso ospedale per una sindrome depressiva accompagnata dal rifiuto di alimentarsi, una condizione della quale aveva successivamente parlato anche pubblicamente. In precedenza aveva affrontato un'ischemia cardiaca, trattata nel 2016 con un'angioplastica coronarica, e nel marzo 2021 aveva rivelato di essere in cura per un tumore alla prostata. Prima dell'ultima crisi respiratoria aveva progressivamente ripreso alcune attività culturali, partecipando a manifestazioni pubbliche e iniziative artistiche, tra cui un appuntamento estivo a Rovereto dedicato al Mart, il museo di arte moderna e contemporanea di cui è presidente.

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