Dominik Paris zoppica a Wengen, ma rassicura dopo lo spavento. Franzoni domina le prove.
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Redazione Sport
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Un momento di puro terrore ha attraversato il circo bianco a Wengen, dove Dominik Paris, dopo aver concluso la seconda prova di discesa libera sul leggendario Lauberhorn, si è accasciato sulla neve in preda a un dolore evidente. L'atleta altoatesino, che ha tagliato il traguardo frenando in anticipo e posizionandosi ventiduesimo con un distacco di oltre tre secondi, ha faticato non poco a rialzarsi, mostrando una difficoltà marcata nel sostenere il peso sulla gamba sinistra e abbandonando il tracciato con una zoppia che non è passata inosservata. L'episodio, che ha immediatamente richiamato alla memoria una certa vulnerabilità fisica del Corpo azzurro in vista dei Giochi olimpici, è stato però rapidamente ridimensionato dallo stesso interessato, il quale ha parlato di un semplice problema alla caviglia, assicurando che la situazione è sotto controllo. "Domani andrà meglio", ha dichiarato Paris, tentando di diradare le nubi dell'apprensione che, in casi simili, sono sempre pronte ad addensarsi.
Franzoni, la certezza azzurra sul ghiaccio svizzero
A contrapporre la sua stabilità alla precarietà dell'infortunio è stato, ancora una volta, Giovanni Franzoni, autore del miglior tempo assoluto in entrambe le sessioni di training e vero faro della squadra italiana in queste prove sul terreno elvetico. Il gardesano, fresco di un terzo posto in superG in Val Gardena, ha confermato di trovarsi in una condizione di grande feeling con la pista, gestendo la sua discesa con una sciata che lui stesso ha definito "pulita e ordinata", pur nella consapevolezza che alcuni rivali potessero essersi risparmiati in vista della gara ufficiale. Le sue parole, del resto, tradiscono una fiducia tangibile, non solo per la discesa di sabato ma anche per l'imminente superG in programma il giorno seguente. "Buone sensazioni su questo ghiaccio", ha commentato, "anche per il superG di domani". Una sicurezza che, per il team italiano, rappresenta un punto fermo di inestimabile valore in un momento così delicato.
Il punto sulla squadra e le prospettive di gara
Con il postumo allarme per Paris rientrato, l'attenzione si sposta ora integralmente sul programma di gara, che vedrà domani gli azzurri, in otto, affrontare la sfida del superG. Accanto a Franzoni, che sarà chiamato a trasformare la leadership dimostrata in prova in un risultato di concreto spessore, saliranno in pedana anche altri nomi di peso, ciascuno con la sua storia e le sue ambizioni. Le valutazioni tecniche dopo i training, come sottolineato da un altro atleta, si concentrano su alcuni passaggi non perfetti, ma con lo sguardo già proiettato alla competizione che conta, ovvero quella di sabato. Un approccio, questo, che sembra essere condiviso da gran parte del gruppo, il quale vive queste giornate di preparazione con la giusta miscela di analisi meticolosa e attesa agonistica, cercando di limare ogni dettaglio in vista del momento decisivo.
Il Lauberhorn come banco di prova definitivo
Il pendio di Wengen, con la sua storia e le sue insidie, si conferma così un crivello severo e un palcoscenico di verità, capace di esaltare le certezze di un campione come Franzoni e di mettere alla prova, anche fisicamente, un veterano del calibro di Paris. L'episodio della caviglia, sebbene risolto in positivo, serve da monito sulle sollecitazioni estreme a cui sono sottoposti gli atleti, mentre la costanza dei tempi sul fronte opposto offre un argine di serenità. La squadra italiana, nel suo insieme, naviga quindi tra queste due polarità, consapevole che il percorso verso l'appuntamento olimpico è lastricato sia di segnali promettenti che di imprevisti da gestire con freddezza, senza lasciarsi tentare da facili allarmismi ma anche senza sottovalutare alcun campanello d'allarme, per quanto fugace esso possa essere.




