Elon Musk lascerà il governo Usa: Trump conferma l'addio del "Doge"
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Redazione Economia
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Quello che fino a pochi giorni fa era considerato poco più di un rumor, alimentato da fonti anonime e prontamente smentito dalla Casa Bianca, ha ora trovato una conferma diretta e inaspettata: Elon Musk abbandonerà il suo ruolo all’interno dell’amministrazione Trump entro i prossimi mesi. A rivelarlo, con quella schiettezza che spesso lo caratterizza, è stato lo stesso presidente degli Stati Uniti, il quale, pur elogiando il miliardario, ne ha implicitamente annunciato l’imminente ritorno alla vita imprenditoriale.
"Elon è fantastico, un patriota e un amico personale", ha dichiarato Trump ai giornalisti a bordo dell’Air Force One, prima di aggiungere, con un tono quasi pragmatico, che "a un certo punto dovrà tornare a occuparsi delle sue aziende". Un passaggio che, al di là delle parole di circostanza, segna una svolta netta rispetto alle smentite iniziali, quando la notizia – riportata per prima da Politico il 2 aprile – era stata liquidata dalla presidenza come "spazzatura".
Musk, che ricopre l’inusuale incarico di "Doge", una posizione non meglio specificata ma evidentemente legata a progetti tecnologici e innovativi, sembra dunque voler ridimensionare il proprio impegno politico. Le ragioni, secondo quanto trapela, sarebbero da ricercare non solo nella complessità di gestire un impero industriale che spazia dall’automotive (Tesla) all’esplorazione spaziale (SpaceX), ma anche nelle crescenti tensioni legate alla sua figura. Proteste, alcune delle quali particolarmente accese, si sono infatti moltiplicate negli ultimi mesi, non solo negli Stati Uniti ma anche in Europa, con episodi significativi registrati persino in Italia, tra Milano e Roma.
L’annuncio di Trump, oltre a chiudere un capitolo breve ma intenso, solleva interrogativi sulle reali motivazioni dietro questa separazione. Se da un lato il presidente ha ribadito la sua stima per Musk, dall’altro ha lasciato intendere che il miliardario non avrebbe alternative: la gestione di aziende come Tesla, sempre più sotto pressione per questioni legate alla produzione e alle condizioni di lavoro, richiederebbe ormai un’attenzione esclusiva.




