Caso Pamela Genini, il dolore si fa crimine: Francesco Dolci indagato per vilipendio e furto di cadavere
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
La salma di Pamela Genini, conservata nel cimitero di Strozza, avrebbe dovuto trovare finalmente pace dopo una morte violenta – quella del 14 ottobre scorso a Milano, per cui l’ex compagno Gianluca Soncin è accusato di omicidio – e invece, a distanza di mesi, il suo è stato nuovamente oggetto di un’offesa che non ha precedenti nella cronaca giudiziaria bergamasca. Qualcuno, infatti, ha aperto il loculo e la bara, quindi ha reciso la testa della giovane (un taglio netto alla base del collo, secondo i primi rilievi) per poi far sparire quella parte, lasciando i carabinieri del Nucleo investigativo e la procura a inseguire un’ombra fatta di gesti assurdi, carichi di un simbolismo che nessuna autopsia psicologica, per quanto approfondita, potrà mai restituire per intero.
In questo quadro si inserisce l’interrogatorio di Francesco Dolci, 41 anni, impresario edile di Sant’Omobono Terme, che è stato l’ex fidanzato di Pamela. L’uomo è arrivato nella tarda mattinata del 6 maggio all’area di servizio vicino al comando provinciale dei carabinieri di Bergamo, in via delle Valli, ed è stato subito raggiunto da alcuni militari del reparto investigativo: lo hanno poi accompagnato in auto dentro la caserma, dove ad attenderlo c’erano il pm Giancarlo Mancusi e il suo legale, l’avvocato Eleonora Prandi, giunta poco dopo. Dolci risulta formalmente indagato per vilipendio di cadavere e furto aggravato, ipotesi che la procura sta verificando attraverso un mosaico di elementi che include testimonianze, immagini di telecamere di sorveglianza e altri accertamenti tecnici compiuti nelle ultime settimane.
Un’indagine serrata tra telecamere e testimoni
Le domande rivolte a Dolci, che è stato sentito per ore, si sono concentrate sui riscontri che i militari hanno accumulato dopo la scoperta della profanazione, avvenuta il 23 marzo. Non solo i filmati dei giorni immediatamente precedenti a quella data (quelli in cui qualcuno si sarebbe aggirato nei pressi del cimitero di Strozza con modalità ritenute sospette) ma anche alcune deposizioni – rese da persone che frequentano la zona o che conoscevano i legami affettivi della vittima – hanno spinto gli inquirenti a convocare l’ex fidanzato. Gli investigatori evitano di chiamare in causa altri soggetti, per ora, e si concentrano sulla figura di Dolci, verificando alibi, movimenti e ogni possibile collegamento materiale con il luogo della sepoltura.
L’assenza della testa e il movente ancora oscuro
Della testa di Pamela Genini, dopo l’asportazione, non è stata trovata traccia. Questo particolare, che trasforma un atto di violenza post mortem in un enigma giudiziario di rara complessità, ha orientato parte delle verifiche sulla possibilità che il furto (il capo, infatti, è stato portato via) non fosse fine a sé stesso. Vilipendio e furto, nel codice penale, sono reati distinti ma qui appaiono intrecciati: nessuna delle due ipotesi, al momento, è stata definitivamente circostanziata da prove schiaccianti, ma la procura ritiene di avere elementi sufficienti per procedere con l’iscrizione nel registro degli indagati e con le perquisizioni domiciliari già eseguite nell’abitazione di Dolci. Dai suoi telefoni, dai suoi spostamenti e dai suoi rapporti con la salma della ex compagna – dopo la morte violenta di lei – si cercano risposte che la cronaca, per ora, non dà.
La lunga giornata in caserma e il silenzio degli inquirenti
Prima di mezzogiorno Dolci era già nel comando provinciale di Bergamo; l’interrogatorio, condotto dal pm Mancusi insieme ai carabinieri del reparto investigativo, si è protratto fino a ore avanzate, con il legale della difesa presente in ogni passaggio. Né la procura né l’avvocato Prandi hanno rilasciato dichiarazioni ufficiali sull’esito dell’audizione, segno che il fascicolo resta coperto da segreto istruttorio e che gli accertamenti – compresi quelli sui tabulati telefonici e sui sistemi di videosorveglianza pubblici e privati della zona di Strozza – sono ancora in corso. La scomparsa della testa di Pamela, il loculo violato, il taglio preciso e chirurgico: tutto riconduce a un gesto che appare premeditato, e l’indagine ora cerca di stabilire se l’ex fidanzato abbia agito da solo o se ci sia stata una mano, finora rimasta nell’ombra, a compiere quel che resta, per ora, un crudele e inspiegabile secondo atto dopo l’omicidio.




