La scomparsa di un cranio e l’ombra dell’ex: Francesco Dolci indagato per vilipendio dopo la profanazione della tomba di Pamela Genini
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Redazione Interno
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Potrebbe essere stato il sangue, quello versato in un appartamento del quartiere Gorla lo scorso 14 ottobre, a macchiare per l’ultima volta i ricordi che legavano Pamela Genini a Francesco Dolci. Eppure, a sette mesi di distanza dal femminicidio che ha visto imputato l’ex compagno Gianluca Soncin, il nome di Dolci – che di Pamela era stato il fidanzato prima di Soncin – è tornato drammaticamente alla ribalta, stavolta per un’accusa che nulla ha a che fare con l’omicidio in sé, bensì con la presunta violazione di ciò che restava della giovane: il suo. Da mercoledì 6 maggio, Dolci risulta formalmente indagato per vilipendio di cadavere e furto, due reati che la procura ha legato a un episodio tanto macabro quanto inquietante, avvenuto nel silenzio del cimitero di Strozza.
Un feretro violato e una testa sparita: i riscontri delle telecamere
Le indagini, coordinate dai carabinieri del comando provinciale di Bergamo, si sono concentrate per settimane su un interrogativo preciso: chi ha aperto la tomba di Pamela, e perché, tra tutte le possibili offese, è stata asportata proprio la testa della ventinovenne? La scoperta della profanazione risale al 23 marzo, quando i custodi del camposanto si accorsero che il loculo era stato manomesso. Da lì è partita un’inchiesta che ha incrociato le testimonianze di alcuni residenti – le cui dichiarazioni, stando a quanto trapela, avrebbero indicato movimenti sospetti nelle ore notturne – e l’analisi minuziosa dei filmati di sorveglianza. Proprio queste immagini, comprese quelle relative ai giorni immediatamente precedenti il ritrovamento, avrebbero fornito agli inquirenti elementi sufficienti per convocare Francesco Dolci e, soprattutto, per iscriverlo nel registro degli indagati.
La lunga giornata in caserma: l’arrivo dell’avvocata Prandi e le domande dei militari
Nella mattinata del 6 maggio, Dolci si è presentato alla caserma di Circonvallazione delle Valli a Bergamo, dove è rimasto per diverse ore. Poco dopo il suo arrivo, è sopraggiunta l’avvocata Eleonora Prandi, che lo ha assistito durante il confronto con i militari. Nonostante fino a quel giorno Dolci non risultasse ufficialmente indagato, la sua posizione è precipitata quando i carabinieri hanno iniziato a confrontarlo con i riscontri ottenuti nei giorni scorsi: non solo i racconti dei testimoni, ma anche i frame delle videocamere – alcune delle quali, a quanto pare, coprono un arco temporale più ampio di quanto inizialmente ipotizzato – e altre verifiche compiute in queste ultime settimane. L’interrogatorio, durato fino alle 18 circa, si è concluso con l’uscita del giovane dal comando provinciale, senza che siano stati resi noti i dettagli delle sue risposte.
Due reati contestati: il vilipendio e il furto dal feretro
La duplice imputazione a suo carico – vilipendio di cadavere e furto – suggerisce che gli investigatori considerino l’asportazione della testa non solo come un’offesa alla dignità della defunta (un gesto che il codice penale inquadra nell’articolo 410), ma anche come un’appropriazione di un “bene” che, per quanto macabro, apparteneva al feretro. L’accusa di furto aggravato, in particolare, potrebbe basarsi sul fatto che il cranio della giovane – uccisa a Milano lo scorso autunno dal compagno Gianluca Soncin, un 52enne originario di Biella – sia stato materialmente portato via dal loculo con l’intenzione di trattenerlo o, forse, di destinarvi un uso che ancora deve essere chiarito. Nessuna ipotesi, per ora, sulla motivazione di un simile atto, né sul perché a essere presa di mira sia stata proprio Pamela, il cui riposava a Strozza dopo i funerali celebrati in un clima di sgomento.
Il femminicidio alle spalle: Soncin resta il solo accusato per l’omicidio
È importante ricordare, per non confondere i piani dell’inchiesta, che l’accusa di omicidio volontario nei confronti di Pamela Genini continua a pesare esclusivamente su Gianluca Soncin. Quest’ultimo, che al momento dei fatti condivideva con lei la residenza nel capoluogo lombardo, è l’unico indagato per la morte della ragazza, avvenuta poco più di sei mesi fa tra le mura domestiche. L’attuale posizione di Francesco Dolci, invece, si inserisce in un fascicolo separato, quello sulla profanazione: un’indagine che, come spesso accade in casi di questo tipo, ha richiesto settimane di lavoro silenzioso prima di arrivare a un nome. La scelta della procura di procedere con le contestazioni di vilipendio e furto, e non con altre ipotesi di reato più gravi, lascia intendere che, allo stato degli atti, gli investigatori ritengano di avere indizi sufficienti solo in relazione a quelle specifiche condotte, senza per ora ravvisare, ad esempio, l’aggravante della violenza privata o della profanazione di sepolcro in forma diversa.




