Mps non rinvia l’assemblea: Lovaglio sfida l’offerta di Intesa
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
Monte dei Paschi di Siena non rinvia l’assemblea straordinaria del 29 ottobre e porta avanti il piano di Luigi Lovaglio, nonostante l’opposizione di una parte decisiva degli azionisti e il rilancio dell’offerta pubblica di acquisto e scambio di Intesa Sanpaolo. Il consiglio di amministrazione, riunito in seduta straordinaria il 12 ottobre, non ha annunciato nuove contromisure contro la proposta della banca guidata da Carlo Messina. Il progetto dell’amministratore delegato sarà quindi sottoposto al voto dei soci, anche se gli orientamenti già espressi rendono altamente improbabile la sua approvazione.
Le offerte su Banco Bpm e Banca Generali verso la bocciatura
Al centro dello scontro ci sono le due offerte pubbliche di scambio su Banco Bpm e Banca Generali, attraverso le quali il vertice senese intende costruire un gruppo bancario di maggiori dimensioni e con attività più diversificate. Il progetto comprende anche operazioni sul capitale necessarie alla sua realizzazione e una distribuzione straordinaria di circa 4 miliardi di euro agli azionisti. Per approvare le delibere straordinarie è richiesta una maggioranza qualificata dei due terzi del capitale rappresentato in assemblea. L'opposizione manifestata da soci che detengono complessivamente almeno il 30% del capitale rende particolarmente difficile raggiungere questa soglia.
Tra gli azionisti contrari figurano Delfin, titolare del 17,6%, e la holding FGC di Francesco Gaetano Caltagirone, che possiede il 10,26% della banca. Anche Edizione ha espresso il proprio sostegno all'offerta concorrente. Sul progetto di acquisizione di Banco Bpm pesa inoltre la posizione di Crédit Agricole, azionista con il 29,3%, che ha giudicato poco interessante la proposta di Siena e ha dichiarato di non voler consegnare i propri titoli. Queste prese di posizione hanno ridotto le possibilità di successo della strategia difensiva elaborata dal management.
Intesa alza il prezzo a 31,4 miliardi e pone una condizione
Il rilancio di Intesa Sanpaolo prevede un aumento di 25 centesimi della componente in contanti riconosciuta per ciascuna azione Mps. Il controvalore complessivo dell'operazione raggiunge così 31,4 miliardi di euro, considerando l'adesione totalitaria all'offerta: 27,6 miliardi in azioni e 3,8 miliardi in denaro. La proposta contiene però una condizione precisa. Se l'assemblea approverà anche soltanto una delle delibere relative alle acquisizioni concorrenti, ai collegati aumenti di capitale o alla riduzione volontaria del capitale sociale, l'offerta del gruppo milanese diventerà definitivamente inefficace.
La banca offerente considera il disegno alternativo troppo complesso, caratterizzato da sinergie difficili da realizzare e rischi di esecuzione. Contesta anche le condizioni economiche delle operazioni proposte sulle società destinatarie delle offerte, sostenendo che non riconoscano un premio ai rispettivi azionisti. La scelta di vincolare l'acquisizione alla bocciatura del progetto rivale ha trasformato il voto dei soci in un passaggio determinante anche per il destino dell'operazione promossa dal gruppo milanese.
Il consiglio Mps contesta il prezzo e i rischi dell'operazione
Il consiglio di amministrazione della banca senese ha risposto con un comunicato di sette pagine contenente osservazioni preliminari sulla proposta concorrente. Secondo il vertice, il corrispettivo riconosciuto agli azionisti è insufficiente rispetto ai valori di riferimento delle altre operazioni nel settore bancario. L'incremento della parte in contanti non modifica, a giudizio degli amministratori favorevoli alla nota, la valutazione sul premio offerto. Il documento difende inoltre il razionale industriale della strategia alternativa, basata sull'ampliamento delle attività, sulla diversificazione dei ricavi e sulla partecipazione degli attuali soci al capitale del gruppo risultante dalle acquisizioni.
Un'altra critica riguarda la struttura industriale prospettata dall'acquirente. Il piano prevede infatti la cessione a Unipol di metà della rete di sportelli del Monte, con una conseguente distribuzione delle attività della banca tra differenti soggetti proprietari. Il consiglio segnala inoltre che la configurazione definitiva dell'operazione dipende da ulteriori decisioni e autorizzazioni. L'Autorità garante della concorrenza e del mercato ha già avviato un'istruttoria per esaminare gli effetti dell'acquisizione sulla concorrenza bancaria.
La riunione straordinaria degli amministratori, durata circa tre ore, ha evidenziato anche divisioni interne: una parte del consiglio si è opposta al contenuto della comunicazione finale. Le valutazioni definitive sull'offerta potranno essere formulate soltanto dopo la pubblicazione del relativo Documento di offerta, nell'ambito del percorso autorizzativo che coinvolge anche la Banca centrale europea. Il consiglio aveva già in calendario una riunione ordinaria per giovedì 15 ottobre, anticipata dall'incontro straordinario convocato durante il fine settimana.
Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.
