L’incubo degli affitti: 3,5% nel 2025, tra case vuote e inquilini fantasma

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il mercato delle locazioni italiane continua a scaldarsi, alimentando una spirale che sembra non trovare vie d’uscita immediate. Se da un lato la politica monetaria, divenuta più accomodante, ha dato ossigeno alle compravendite – spingendo molti verso l’acquisto della prima casa – dall’altro questo stesso meccanismo ha innalzato i prezzi degli immobili, trasformando il sogno della proprietà in un miraggio per una fetta sempre più ampia della popolazione. È così che la domanda di affitto, lungi dall’attenuarsi, è rimasta schiacciata su un’offerta che arranca, determinando nel 2025 un incremento medio dei canoni del 3,5% secondo l’analisi dell’Osservatorio Affitti di Nomisma e Crif. Un rincaro, questo, che ha ulteriormente aggravato il peso dell’affitto sui bilanci familiari, rendendo la ricerca di una casa una vera e propria odissea.

Numeri da capogiro e un paradosso urbano

La fotografia scattata dagli esperti rivela un paradosso difficile da digerire: ci sono troppe case vuote e pochissime disponibili per chi cerca un tetto. Nelle grandi città, il fenomeno assume contorni quasi surreali. Basti pensare che, nonostante la pressione demografica, si stimano migliaia di unità immobiliari inutilizzate; a Bologna, per esempio, si parla di circa 8.000 abitazioni non destinate al mercato tradizionale, mentre allargando lo sguardo agli immobili da ristrutturare il conto salirebbe a 15.000. Il risultato è che il canone medio mensile ha toccato quota 840 euro, un esborso non indifferente che costringe molti a sacrificare porzioni sempre più consistenti del proprio reddito. E la situazione non migliora nemmeno quando si abbassa l’asticella delle pretese, visto che sul mercato sono finiti anche i ruderi veri e propri; durante una recente puntata di "Realpolitik", la content creator Sara Savino ha mostrato soluzioni fatiscenti – con solai inesistenti, balconi crollati e terreni da disboscare – a dimostrazione di come la sete di alloggi stia abbassando qualsiasi standard qualitativo.

La paura (dei proprietari) blocca l’offerta

Ma se la domanda è alle stelle, cosa impedisce ai proprietari di immettere le loro chiavi nel mercato? La risposta, come emerso dall’Osservatorio, risiede in un fattore psicologico e finanziario: la paura. Molti locatori preferiscono tenere gli immobili sfitti piuttosto che rischiare di incorrere in inquilini morosi o, peggio ancora, in danni alla proprietà. Il timore di dover affrontare lungaggini burocratiche per uno sfratto, o di ritrovarsi la casa danneggiata, agisce come un potente freno. In questo clima di sfiducia, la selezione diventa una procedura quasi impositiva: quasi la metà dei proprietari vorrebbe richiedere un certificato di affidabilità o referenze dettagliate, una sorta di "carta d’identità" finanziaria che però, ad oggi, non è ancora una prassi consolidata. Il fenomeno, tra l’altro, alimenta un circolo vizioso: meno case disponibili, più aumentano i prezzi, più diventa difficile per chi è in affitto mettere da parte i soldi per un eventuale mutuo, rimanendo così intrappolato in un mercato sempre più elitario.

Il caso mediatico e la spinta alle riforme

Il caro-affitti è ormai diventato una priorità nell’agenda politica, tanto che la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha da ultimo promesso un intervento concreto sul "Piano casa" entro aprile. L’urgenza è dettata anche dai numeri della cronaca economica, che vedono un incremento costante del 3% su base annua, un trend che non accenna a invertirsi. Per cercare di sbloccare la situazione, alcune voci del settore, come Confabitare, spingono per l’introduzione di maggiori garanzie per i proprietari, nella speranza che un clima di maggiore fiducia possa riportare sul mercato quelle migliaia di abitazioni oggi inutilizzate. E mentre i politici cercano la quadra, gli agenti immobiliari raccontano di un mercato in cui la trattativa dura talvolta solo pochi giorni, complice una sete di mattoni che non accenna a placarsi.

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