Gas naturale in Europa oltre quota 82 euro: il TTF sale dell'1,2%

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il prezzo del gas naturale in Europa torna a salire. Le quotazioni sul mercato di riferimento continentale, il TTF di Amsterdam, si attestano a 82,17 euro al megawattora, con un incremento dell'1,2% rispetto alla seduta precedente. Il movimento rialzista si inserisce in un contesto dominato dalle tensioni geopolitiche in Medio Oriente e dall'avvicinarsi della stagione invernale, con gli operatori concentrati sullo stato degli stoccaggi, ancora insolitamente vuoti per questo periodo dell'anno.

Il quadro degli stoccaggi europei

Secondo i dati diffusi da Gas Infrastructure Europe, le riserve di gas nell'Unione europea si mantengono nettamente al di sotto della media stagionale. Il riempimento complessivo si aggira intorno al 67%, un livello che non ha precedenti per il mese di settembre da quando è iniziata la rilevazione nel 2011. La situazione più critica riguarda la Germania, che dispone della maggiore capacità di stoccaggio del continente e vede i propri impianti pieni appena per il 56%. Valori contenuti si registrano anche nei Paesi Bassi, sotto il 51%, e in Francia, ferma al 74,7%.

L'Italia si distingue con un riempimento dell'84,1%, mentre la Polonia raggiunge il 96,9%.

Il rallentamento nella ricostituzione delle scorte è legato a una combinazione di fattori. Da un lato, la domanda asiatica di gas naturale liquefatto ha subito una contrazione significativa a causa dei prezzi elevati, liberando volumi che potrebbero essere dirottati verso i terminali europei. Le importazioni asiatiche di Gnl per il mese di settembre sono stimate in calo ai minimi da otto anni per questo periodo, con la Cina principale responsabile della flessione.

Dall'altro lato, però, i prezzi elevati sul mercato spot rendono economicamente poco conveniente per gli operatori acquistare gas in estate per rivenderlo in inverno, scoraggiando di fatto il riaccumulo delle scorte.

Le previsioni di Intesa Sanpaolo

L'ultimo report del Research Department di Intesa Sanpaolo sui mercati energetici delinea uno scenario complesso. Secondo gli analisti, il prossimo shock energetico potrebbe arrivare dal gas prima che dal petrolio. L'Europa si avvicina all'inverno con scorte molto inferiori alla media, una maggiore dipendenza dal gas naturale liquefatto e flussi ridotti dal Golfo. Nello scenario più negativo, il TTF potrebbe raggiungere i 140 euro per megawattora nel quarto trimestre 2026 e i 126 euro nel primo trimestre 2027, per poi attestarsi su valori compresi tra 80 e 82 euro nel resto dell'anno.

La media 2027 si porterebbe così a 93,5 euro, contro i 47 euro dello scenario base.

«I prezzi sono destinati a rimanere molto elevati nei prossimi mesi invernali», avverte Daniela Corsini, autrice del report. Lo scenario negativo include condizioni meteo avverse, come frequenti ondate di freddo. In Italia, la tensione sul gas rischia di riflettersi sulla bolletta elettrica: Intesa prevede un prezzo unico nazionale medio di 157,2 euro per megawattora nel 2026, con un picco di 200 euro nel quarto trimestre. La banca stima inoltre che la perdita di Gnl dal Qatar, valutata intorno al 20% per circa tre-cinque anni, stia ancorando l'intera curva del TTF a valori più elevati.

A questo si aggiunge il fatto che dal 2027 saranno vietati anche i contratti a lungo termine per l'acquisto di gas russo.

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