L’attacco con droni all’ambasciata Usa a Baghdad: il sistema C-RAM in azione nella notte

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La notte di Baghdad è stata squarciata dal fuoco dei cannioni automatici e dalle esplosioni di ordigni in picchiata contro il cuore diplomatico occidentale. Un attacco coordinato, che fonti di sicurezza irachene hanno descritto come il più intenso dall'inizio dell'attuale crisi tra Stati Uniti, Israele e Iran, ha preso di mira il compound della ambasciata statunitense e l'aeroporto internazionale, riportando l'Iraq al centro dello scontro regionale. L'offensiva, avvenuta nella notte tra il 16 e il 17 marzo 2026, ha visto l'impiego di razzi e almeno cinque droni, lanciati da milizie operanti nelle aree limitrofe alla capitale. Nel cielo della Zona Verde, il quartiere fortificato che ospita gli uffici del governo iracheno e le principali rappresentanze diplomatiche, è entrato in azione il sistema di difesa di punto C-RAM (Counter-Rocket, Artillery and Mortar), una piattaforma progettata per intercettare minacce aeree a bassa quota con una cadenza di fuoco impressionante, capace di saturare lo spazio aereo di proiettili per abbattere i velivoli nemici.

Il bilancio dell'assalto e il cedimento delle difese

Le immagini diffuse dai testimoni e validate dalle agenzie di stampa mostrano le traiettorie incandescenti del sistema antiaereo americano mentre tenta di neutralizzare gli obiettivi in arrivo, ma nonostante l'intervento del C-RAM, che è riuscito ad abbattere due droni in avvicinamento, un terzo velivolo è riuscito a penetrare il perimetro di sicurezza. Secondo quanto riferito da due funzionari della sicurezza iracheni all'Associated Press, questo drone sarebbe precipitato all'interno del complesso dell'ambasciata, provocando un violento incendio che ha avvolto un edificio, con una colonna di fumo nero visibile a diversi chilometri di distanza. Un giornalista dell'AFP presente sul posto ha confermato di aver visto il fumo alzarsi dopo l'esplosione, mentre le difese continuavano a intercettare altri droni. Fonti del ministero dell'Interno iracheno hanno precisato che due droni carichi di esplosivo sono atterrati all'interno del perimetro, e le successive detonazioni hanno innescato un rogo che ha danneggiato le strutture, sebbene non siano state inizialmente riportate vittime tra il personale.

La strategia dietro l'attacco e le conseguenze immediate

L'attacco, rivendicato da milizie filo-iraniane, non rappresenta un episodio isolato ma si inserisce in una precisa strategia di escalation volta a colpire gli interessi statunitensi in territorio iracheno come rappresaglia per il conflitto in corso. Nelle stesse ore, un altro drone ha preso di mira l'Hotel al-Rasheed, sempre nella Zona Verde, una struttura nota per ospitare diplomatici stranieri, provocando un incendio sul tetto, e un distinto attacco nel quartiere di al-Jadiriyah ha ucciso quattro persone, tra le quali, secondo fonti della sicurezza, figurerebbero consiglieri militari iraniani. La risposta delle forze irachene non si è fatta attendere sul piano dell'ordine pubblico: la Zona Verde è stata immediatamente chiusa e le forze di sicurezza sono state dispiegate in gran numero per presidiare le vie d'accesso, mentre il primo ministro Mohammed Shia al-Sudani, nella sua veste di comandante in capo delle forze armate, ha condannato gli attacchi definendoli atti di terrorismo, ordinando ai servizi di sicurezza di dare la caccia ai responsabili per portarli davanti alla giustizia.

L'Iraq come teatro di uno scontro più ampio

L'offensiva sulla capitale irachena assume un significato che travalica i confini locali, simboleggiando il ritorno dell'Iraq a essere un campo di battaglia per procura tra Washington e Teheran. Non si tratta più di una retrovia, come è stato per anni dopo la sconfitta del Califfato, ma di un fronte attivo in una guerra regionale che vede contrapposti gli Stati Uniti e Israele da un lato e la Repubblica Islamica dall'altro. Le milizie sciite, vicine all'Iran, hanno intensificato le loro rivendicazioni sugli attacchi contro gli interessi americani, in un contesto in cui le stesse forze della coalizione internazionale sono state più volte nel mirino. La morte di Abu Ali al-Askari, comandante di alto rango di Kataeb Hezbollah, annunciata proprio alla viglia dell'assalto, ha ulteriormente infiammato gli animi, portando a ritenere che l'attacco all'ambasciata rappresenti anche una risposta all'eliminazione di figure chiave delle milizie filo-iraniane. L'ambasciata americana, nelle ore precedenti l'assalto, aveva rinnovato l'ennesimo appello ai propri cittadini perché abbandonassero immediatamente l'Iraq, un'indicazione chiara del livello di allerta percepito e dell'impossibilità di garantire la sicurezza in un contesto ormai completamente degradato.

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