Attacco a ebrei a Londra, incriminato per tentato omicidio un 45enne
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Redazione Esteri
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La dinamica giudiziaria intorno all’accoltellamento avvenuto nel quartiere londinese di Golders Green – un’area storicamente nota per la sua consistente presenza della popolazione ebraica ortodossa – ha preso una forma precisa, dopo che Scotland Yard ha ufficialmente notificato le accuse a carico di un cittadino britannico di origine somala, arrestato nella serata di mercoledì scorso. È di poche ore fa l’annuncio: l’uomo, di 45 anni, è stato formalmente incriminato per tentato omicidio, un capo d’accusa che riguarda non soltanto l’aggressione con arma da taglio subita dalle due vittime a Golders Green, ma anche un secondo episodio verificatosi lo stesso giorno in un’altra zona della capitale, sebbene i particolari di questo ulteriore attacco – come la precisa localizzazione e le condizioni dell’eventuale ferito – non siano stati resi noti dalle autorità. La polizia metropolitana, che ha coordinato le indagini lampo durate meno di quarantotto ore, ha aggiunto un’accusa accessoria per possesso di arma da taglio in luogo pubblico, un reato che nel contesto normativo inglese assume spesso un peso aggravante quando si inserisce in una sequenza di violenza mirata.
L’incriminazione e il profilo dell’indagato
Essa Suleiman, questo il nome dell’indagato che risulta agli atti come cittadino britannico, si trova ora in stato di custodia cautelare in attesa della prima udienza davanti al tribunale magistratuale; la decisione della Crown Prosecution Service di procedere con due distinti capi d’accusa per tentato omicidio – e non, per esempio, per lesioni aggravate – lascia intendere la gravità delle ferite inferte alle due vittime, entrambe ricoverate in ospedale in condizioni che le fonti sanitarie descrivono come serie ma stabili. L’aggressione, avvenuta in pieno giorno, ha riaperto le ferite di un clima sociale già segnato da tensioni crescenti, tanto che la stessa Metropolitan Police ha dichiarato di stare valutando l’ipotesi di mettere al bando alcune manifestazioni di sostegno alla popolazione palestinese, ritenute – in questo frangente – potenzialmente in grado di innalzare il già alto livello di allerta nel paese. Nessun elemento, al momento, collega direttamente Suleiman a organizzazioni note, sebbene gli inquirenti non escludano piste legate a un radicalismo individuale.
La contestazione a Starmer a Golders Green
Proprio nel cuore di quel quartiere ferito – dove la strada principale conserva ancora tracce di un cordone di polizia rimosso solo ieri – il premier britannico Keir Starmer ha fatto visita, una presenza che non è però servita a placare gli animi. Al suo arrivo, il capo del governo è stato accolto da un gruppo nutrito di manifestanti, non certo numeroso come quelli delle grandi marce londinesi ma assai aggressivo nel tenore delle contestazioni: cartelli con la scritta “Keir Starmer, Jew harmer” (un gioco di parole che fonde il suo cognome con “Jew harmer”, ovvero “colui che nuoce agli ebrei”) e cori di “Shame” (“vergogna”) hanno accompagnato il suo passaggio, mentre alcuni presenti hanno tentato di avvicinare il corteo ufficiale prima di essere bloccati dalle forze dell’ordine. La visita, programmata per mostrare vicinanza alla comunità colpita, si è così trasformata in un palcoscenico di dissenso che nessuna dichiarazione di condanna dell’attacco – tempestivamente diffusa da Downing Street – è riuscita a scongiurare.
Il contesto giudiziario e le misure in discussione
Oltre all’incriminazione di Suleiman, che resta l’unico indagato per l’accoltellamento doppio, l’attenzione si è spostata sulle contromisure legali che la capitale potrebbe adottare in risposta a una recrudescenza di episodi considerati antisemiti. La polizia, infatti, sta verificando i presupposti giuridici per vietare temporaneamente alcune marce pro-Palestina – quelle che il governo ha già più volte definito “al limite dell’incitamento all’odio” – senza però che al momento sia stata emessa alcuna ordinanza. Il nodo, per gli inquirenti, è bilanciare il diritto di manifestare con l’evidenza di un clima in cui un attacco con un’arma da taglio, mirato a due persone identificate esplicitamente per la loro appartenenza religiosa, ha infranto una tregua fragile. Le indagini, coordinandosi con l’unità antiterrorismo, stanno vagliando messaggi e precedenti spostamenti dell’indagato, mentre gli avvocati d’ufficio non hanno ancora depositato istanza di scarcerazione.




