Attacco a ebrei a Londra, incriminato per tentato omicidio il 45enne Suleiman: la procura valuta il bando alle marce pro-Pal

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La Metropolitan Police ha ufficializzato la procedura penale nei confronti di Essa Suleiman, il quarantacinquenne di origine somala arrestato per l’aggressione con arma da taglio ai danni di due uomini di fede ebraica avvenuta mercoledì scorso a Golders Green; l’accusa, formulata dai pubblici ministeri, è di una gravità pari a quella di tentato omicidio, aggravata – come se non bastasse – dalla contestazione di una specifica imputazione per possesso di oggetto tagliente in luogo pubblico. L’indagato, cittadino britannico residente nella capitale, è stato sottoposto a fermo dalle forze dell’ordine poco dopo l’intervento sul posto, durante il quale gli agenti hanno fatto ricorso a un taser per neutralizzarlo dopo che questi aveva tentato di colpire anche i poliziotti. Non è tutto: la stessa accusa di tentato omicidio gli è stata contestata anche per un episodio distinto, verificatosi poche ore prima nella zona sud di Londra, una sorta di doppio attacco violento che ha innalzato il livello di allerta nella capitale.

L’ombra dell’antisemitismo e il doppio fronte investigativo

La natura terroristico-antisemita dell’episodio di Golders Green è stata confermata dalle stesse autorità di Scotland Yard, che hanno immediatamente devoluto le indagini all’Unità antiterrorismo; questi eventi, vale la pena ricordarlo, rappresentano solo l’ultimo di una sequenza di attacchi mirati contro la comunità ortodossa, una spirale di violenza che nelle settimane precedenti aveva visto l’incendio doloso di ambulanze e strutture di culto. Le vittime specifiche dell’aggressione – un settantaseienne e un uomo di trentaquattro anni – sono state rapidamente soccorse dai volontari di Hatzola e Shomrim, le organizzazioni di emergenza locale che hanno fornito le prime cure prima del trasferimento in ospedale, dove attualmente versano in condizioni stabili nonostante la gravità delle ferite riportate. La polizia, nel frattempo, sta scandagliando il passato di Suleiman – che secondo fonti ufficiali avrebbe precedenti per violenza e problemi di salute mentale – cercando di accertare se gli episodi del 29 aprile siano stati orchestrati in solitaria o se invece vi sia una regia più ampia alle spalle.

Tensione politica e misure di sicurezza nella capitale

La visita del primo ministro Keir Starmer sul luogo dell’attacco si è trasformata in un vero e proprio bagno di folla ostile: il politico laburista, giunto a Golders Green per mostrare solidarietà, è stato accolto da cori di “Vergogna” e da cartelli dai toni durissimi che lo accusavano di essere un “Jew harmer”, ossia un nemico degli ebrei, un’accusa pesante che riflette la sfiducia crescente nei confronti dell’esecutivo. A fronte di questa escalation, il governo britannico ha deciso di innalzare il livello di minaccia terroristica nazionale da “sostanziale” a “grave”, il secondo gradino più alto nella scala a cinque livelli; ciò significa, in termini pratici, che un nuovo attacco è valutato come altamente probabile nei prossimi sei mesi. Come se la situazione non fosse già abbastanza tesa, la Metropolitan Police ha annunciato di star valutando l’ipotesi di vietare le manifestazioni filo-palestinesi programmate a breve, una misura restrittiva giustificata dall’elevato stato di allerta e dalla necessità di prevenire possibili disordini o ulteriori istigazioni alla violenza nelle strade di Londra.

Procedimenti giudiziari e l’eredità di un clima incandescente

Suleiman, difeso dagli avvocati d’ufficio, dovrà comparire a breve dinanzi al tribunale di Westminster per rispondere formalmente dei due capi di imputazione per tentato omicidio; l’accusa sostiene che l’uomo abbia agito con la specifica intenzione di porre fine alla vita delle vittime, approfittando della loro vulnerabilità e del contesto di forte tensione razziale che attanaglia il Regno Unito. La risposta delle istituzioni non si è fatta attendere solo sul piano giudiziario, ma anche su quello legislativo: sono stati stanziati fondi straordinari per rafforzare la sicurezza perimetrale di sinagoghe, scuole e centri culturali ebraici, mentre la polizia ha intensificato le pattuglie a piedi e in auto in tutti i quartieri ad alta densità abitativa della capitale. Resta inteso che l’intera vicenda, per la sua efferatezza e per la risonanza mediatica internazionale, rappresenta un test cruciale per la capacità del sistema giudiziario inglese di distinguere tra dissenso politico e violenza terroristica, una linea sottile che in questi giorni si fa sempre più difficile da tracciare anche per gli investigatori più esperti.

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